WEN – POESIA Dolore e poesia ovvero Le Benevole e Philomela – Miti

È una corrente il dolore che solca

Dell’anima i fondali profondi

Intorba e ottunde l’acume del cuore

Spezza la canna e tutta la transcorre.

Ma a volte per miracolo di un dio

Da quel fondo riemerge una parola

Un’immagine vista e poi scordata

Una scintilla di fuoco divino

Dalle mani di Prometeo schiüse

E le Erinni s’acquetan mutan forma

Benevole negli atti e nel parlare

Leniscon lievi le nascoste piaghe

Lingua mozzata che più non ha voce

S’intreccia, rosso filo, nell’ordito

Filo d’inchiostro su pagina bianca

Gorgheggio d’usignolo all’infinito[1]

Nell’anima ritorna l’armonia

E nasce dal dolore la poesia.

Miti alias Miriam Ticci


[1] Lingua mozzata… d’usignolo all’infinito: accenno ad Eliott, che interpretò Philomela -trasformata in usignolo nel mito  ellenico reso poi celebre da Ovidio- come il simbolo della poesia, nata dal dolore, ma capace di sublimarlo.

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