WEN – POESIA – Gara di poesia – Manna Parsì

Ogni anno le scuole superiori della mia città organizzavano una gara di poesia classica persiana. Essere selezionati era difficile, ma una volta scelti si entrava in un circolo prestigioso e per gli studenti amanti della poesia era emozionante. Da inizio anno si sceglievano le poesie, si imparavano a memoria e si presentavano alla commissione selezionatrice. Un anno, subito dopo la rivoluzione islamica, io e la mia amica Lila del secondo anno di liceo decidemmo di partecipare alla gara, pur sapendo che non era facile. Bisogna dire che conoscere e recitare la poesia classica persiana fa parte della tradizione degli iraniani ed è comune fare citazioni poetiche durante un discorso.

  Lila era molto intraprendente ed estroversa, si faceva notare con facilità in qualsiasi ambiente. Quindi anche quella gara per lei era una passeggiata. Io, invece, ero incerta ma l’entusiasmo di Lila mi trascinava a fare cose che a volte non mi andavano.   

   Quell’anno ciascuna di noi scegliemmo una poesia e iniziammo a impararla a memoria. Erano di media difficoltà, ma davanti ad una giuria oppure ad un pubblico mi sembrava impossibile recitarla. Arrivò il giorno della selezione. Lila con disinvoltura e fervore declamò la sua poesia e ricevette l’applauso dalle altre studentesse e lo sguardo di ammirazione degli insegnanti. Quando arrivò la volta mia sentii i miei piedi incollati al pavimento e il cuore che stava uscendo dal petto. Per farla breve invece di andare davanti alla giuria corsi fuori dalla sala lettura e mi nascosi per vergogna e dispiacere da tutti finché mi calmai.

  Il giorno dopo Lila mi propose di aiutarla a prepararsi per la gara tra le scuole. Di norma la poesia doveva essere più lunga, più tortuosa e meglio interpretata.

Cosi diventai la sua coach nella preparazione della poesia “Il Sole”, del poeta mistico persiano Rumi (1207- 1273), molto conosciuto anche in occidente da appassionati di sufismo e dei canti mistici mediorientali. Ogni giorno io e Lila dopo la scuola ci esercitavamo a casa mia o la sua per un paio d’ore. Lila tirava fuori tutta l’energia che aveva in corpo per dare il meglio di sé. Col tempo anche io imparai a memoria le strofe e sotto voce declamavo insieme a lei. Recitavamo insieme, giravamo su noi stesse come i danzatori di sufi con la musica che ravvivava la rappresentazione. Alle nostre insegnanti piacque molto la performance e mi suggerirono di accompagnare Lila sul palcoscenico, per dare più lustro alla nostra poesia. L’idea mi piacque e ci impegnammo per coordinare meglio i nostri movimenti.

  Tutto era pronto per lo spettacolo che avveniva la sera del solstizio di inverno secondo la tradizione persiana, chiamata la notte di Yalda.

    La mattina presto mi telefonò Lila senza voce. Aveva preso una laringite e il medico le aveva consigliato di riposare. Nel frattempo mi chiamò la nostra insegnante, agitata, ordinandomi di partecipare al posto di Lila, perché una scuola come la nostra non poteva mancare assolutamente ad un evento del genere. Un tremore percorse tutto il mio corpo, ma questa volta la mamma corse in mio aiuto. “Recita come quando reciti per me e papà in casa”.  La gara avveniva lo stesso pomeriggio e effettivamente non avevo tempo per le emozioni. Mi preparai e mi presentai puntuale a teatro. La mia insegnante mi stava aspettando e quando mi vide, sorrise per il sollievo. I miei presero posto nelle file davanti, in modo che potessi vederli facilmente. Arrivò il mio turno. Diedi un’occhiata veloce al pubblico. Vicina a mia madre era seduta anche Lila che mi salutava.

Fissai gli occhi della mia amica e iniziai:

Il Sole

“Poiché sono servo del Sole,

notte non sono, né adoratore delle notti,

non parlerò di sogni.

Come messaggero del Sole e

Suo interprete, segreti messaggi.

Prenderò da lui e

vi porterò la risposta.

 (…) Togliti il velo dal volto,

chè il volto hai glorioso!

Non permettere che io debba

parlarti come sotto ad un velo! (…)

  Quell’anno non vinsi e dall’anno dopo la gara fu sospesa per volontà del comitato dei guardiani della rivoluzione islamica, perché molte poesie, secondo loro, non erano conformi alle regole religiose. Di seguito furono eliminate anche dai libri.        

Manna Parsì

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