WEN – POESIA – Trenta secondi di serenità – Brunetto Magaldi

Ero stato ad una conferenza dove si parlava delle correnti letterarie del Novecento dal futurismo all’ermetismo. –

Nel corso della conferenza si era parlato anche del linguaggio poetico di autori come Ungaretti, Montale, Quasimodo, Luzi e altri.

Sul finire uno dei relatori aveva preso la parola per illustrare quale avrebbe dovuto essere, alla luce delle tante precedenti esperienze, il linguaggio poetico per chi si voleva appunto cimentare nell’ars poetica, anzi come disse, nella nuova stagione della poesia.

 Confesso che non lo avevo seguito molto, la conferenza durava ormai da tre ore, ma qualche concetto credevo di averlo afferrato.

Innanzi tutto il relatore aveva insistito sul fatto che non si doveva più ricorrere alle rime baciate o alternate che fossero (lasciatele alle filastrocche per bambini aveva detto) alle assonanze, agli accenti, alla struttura del componimento.

In questa ottica non era assolutamente importante che i versi avessero delle strutture sillabiche coerenti, ma il poeta doveva essenzialmente esprimere il suo pensiero, i suoi concetti, i suoi sentimenti spezzando, se del caso secondo la sua sensibilità, il periodo, ottenendo al limite anche versi di una sola sillaba.

L’importante era prendere atto che il poeta non doveva scrivere soltanto per sé, ma doveva avere sempre presente il lettore, al quale doveva trasmettere la sua sensibilità e la sua ispirazione, in modo che questi potesse condividere, e farlo suo, il contenuto, più o meno esplicito, più o meno riconoscibile, del componimento poetico.

<<E questo è selfismo>> mi aveva sussurrato un signore accanto a me.

<<Selfismo ? >>avevo chiesto<<che vuol dire?>>

<<Selfismo>> mi aveva spiegato lo sconosciuto signore <<E’ una moderna corrente letteraria, che non condivido, fondata sulla convinzione che i fatti propri interessino agli altri>>

“Ma davvero?” avevo risposto dubbioso e poco convinto.

Finita la conferenza salivo in macchina per tornare a casa e riflettevo su quanto avevo appreso, su quanto mi era stato propinato

 Avevo pensato, scherzando, che un testo riportato in una pagina potesse essere riconosciuto come testo poetico, ictu oculi senza bisogno di leggerlo, dallo spazio lasciato libero a destra della pagina stessa.

E ancora mi dicevo quale magnifica poesia avrebbe potuto inserire il Manzoni all’inizio dei suoi Promessi sposi se avesse spezzato il periodo secondo la sua sensibilità.

 “Quel ramo del lago di Como che volge

 a mezzogiorno,

 tra due catene non interrotte

 di monti,

 tutte a seni e a golfi,

…ecc…”

Mentre procedevo lentamente, la mente immersa in queste inutili elucubrazioni

e questi pensieri, mi sono reso conto che, ad un passaggio pedonale, una ragazzina con il suo zainetto sulle spalle, stava per attraversare la strada.

Mi sono fermato di botto e la ragazzina, attraversando la strada mi ha rivolto un simpatico sorriso.

Mi ha fatto piacere e ha cancellato dalla mia testa tutte le fanfaluche senza costrutto che l’avevano occupata e che, in fondo non mi avevano portato a nulla.  

Tornato a casa mi sono seduto al computer e, quasi di getto ho composto questi versi

“La ragazzina che lascio passare

Fermando la macchina

Alla zebra stradale

Mi ringrazia con un sorriso.

Ragazzina, tu non lo sai

Ma il tuo sorriso fresco e gentile.

Mi ha regalato

Trenta secondi

Di serenità”

Sarà vera poesia?

Ho rispettato il nuovo linguaggio poetico?

Non lo so ma di una cosa sono certo.

Trenta secondi di serenità me li ha regalati davvero.

Brunetto Magaldi

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