WEN – PROVOCAZIONE – La dea guerriera – Antonella Ghiglione

Illustrazione generata da AI Copilot

Guldur era un re feroce, aveva il conflitto nel sangue, gli scorreva nelle vene, ribolliva e poi sfociava in veri e propri atti di guerra.

Erano tante battaglie isolate; un combattimento per volta, poco a poco, aveva seminato un vero e proprio cimitero e conquistato un territorio vastissimo.

Il suo regno sorgeva in cima ad una montagna e spaziava su una foresta vastissima, si chiamava la “Foresta degli Abeti Velenosi e degli Aghi Pungenti” e si estendeva per miglia e miglia nel territorio delle Terre del Nord.

Alcune cose lo facevano infuriare più di altre.

Se ad esempio, passando a cavallo per un sentiero,  scorgeva dei funghi, si infuriava come un alce impazzito; partiva all’attacco e li falciava con la sua spada.

Odiava i funghi perché da piccolo ne aveva fatto indigestione e aveva rischiato di morire.

Era di indole rancorosa, l’aveva ereditata dalla madre, la quale apparteneva alla tribù degli Ulrik.

Gli Ulrik avevano faticato a conquistarsi un territorio nelle Terre del Nord. avevano combattuto a lungo e sterminato villaggi interi.

Alla fine avevano ottenuto il loro regno e lo avevano protetto in tutti i modi, da svariati attacchi nel corso dei decenni.

Poi c’era stato il matrimonio tra Ursula degli Ulrik e Rodkan degli Alberici, che aveva fuso due delle tribù più potenti, che per secoli avevano dominato quelle regioni.

Era stata la coronazione di un sogno, la fondazione di un Regno del Nord finalmente unito, ma aveva anche dato origine ad una delle stirpi più sanguinarie mai esistite.

Il sangue che scorreva nelle vene di Guldur  era desideroso di rivalsa, come quello degli Ulrik, e fiero e combattente, come quello degli Alberici.

Scorreva veloce con flusso accelerato, gli pulsava alle tempie, per questo era così feroce!

Un nemico storico da anni lo minacciava, la tribù degli Ozkan; erano subdoli e manipolatori, avevano vinto molti dei loro territori a dadi e rubato gli altri con l’inganno, o seducendo le donne delle tribù.

Erano rimasti in pochi, per lo più femmine.

E così nelle Terre del Nord c’era stata la prima tribù di donne guerriere.

Erano tutte molto avvenenti, praticavano la magia bianca ed esercitavano il loro potere di seduzione sugli uomini.

Poco a poco si erano allargate, creando un regno vasto quasi quanto quello di Guldur e altrettanto temibile.

C’era una donna in particolare, si chiamava Blendal era davvero pericolosa!

Fulminava con gli occhi le persone, le ipnotizzava e loro cadevano in suo potere.

Non aveva scrupoli, il suo desiderio di rivalsa era pari a quello di Guldur, ma era gelida e possedeva molto autocontrollo, e questo le conferiva un notevole vantaggio.

Si diceva che fosse per metà donna e per l’altra metà strega.

Guldur era ossessionato da lei, aveva paura di perdere tutto, e non accettava che una donna potesse sconfiggerlo.

Più e più volte Blendal aveva attaccato i suoi territori, circondandoli di notte e appiccando il fuoco, ma non era mai riuscita a conquistare neanche un pezzetto.

Lui aveva sempre vinto, ma incominciava a sentirsi stanco e aveva paura.

Si diceva che una maledizione fosse stata lanciata su Blendal dall’ultimo uomo che aveva sedotto.

Lo aveva soggiogato, si era impossessata del suo villaggio e poi lo aveva lasciato.

Era morto in battaglia, combattendo in un duello all’ultimo sangue con lei, ma non prima di lanciare il suo anatema.

Se avesse incontrato un uomo suo degno avversario, un guerriero capace e altrettanto terribile, non le sarebbe rimasto scampo, perché gli Dei delle Foreste l’avrebbero aiutato, mettendo in gioco le forze della natura per contrastarla.

Lui li aveva invocati per chiedere giustizia prima di morire, e loro avevano risposto.

Blendal poteva solo cercare di acquisire maggior forza.

Perciò usciva di notte, per capire come soggiogare gli elementi.

Restava ferma per ore ad osservare, voleva imparare la direzione del vento e riconoscere i rumori della foresta, camminava dentro ai ruscelli seguendone il corso, per poterlo deviare.

Quello che cercava di acquisire era un potere immenso e, se ci fosse riuscita, sarebbe stata la padrona incontrastata di tutto il Nord conosciuto.

Era un’impresa difficile ma non impossibile!

Finalmente, una notte di luna piena, dopo mesi di appostamenti silenziosi, tutto sembrava pronto.

Si percepiva nell’aria un sentore di qualcosa di prodigioso che stava per accadere.

Un gufo incominciò a bubolare, mentre la notte ne trasmetteva il verso nell’aria sottile, e la  luna era come se lo volesse occultare:

«Uhh, uhh, uhh, uhh, uhh, uhh, uhh!»

si sentiva echeggiare nell’oscurità.

Blendal restò immobile sotto a un albero di faggio, arrestò ogni movimento del corpo; i muscoli erano contratti, la bocca serrata cercava di silenziare il respiro.

Poi un lampo attraversò il bosco, illuminandolo; sembrava una saetta ma era una freccia incendiaria, era stato Guldur a lanciarla.

La freccia aveva disegnato un cerchio di fuoco e Blendalvi era imprigionata dentro, non poteva fuggire.

Il suo sguardo era gelido e furente.

Guldur la fissava e sorrideva, la sua nemica era in suo potere, poteva finalmente distruggerla, non avrebbe più avuto rivali, l’intero Regno del Nord sarebbe stato suo e avrebbe dominato incontrastato.

Ma lei continuava a guardarlo con occhi incendiati, sembravano due fiammelle, e lui ne era atterrito.

Poi rivolse lo sguardo in alto, da attraverso gli alberi, penetrò una pioggia densa  e lattiginosa, erano piccole gocce bianche.

I tronchi dei faggi si erano come divisi a metà e dai rami era colata una linfa vivida, che aveva spento il fuoco.

Una dea della foresta aveva deciso di aiutare Blendal, lei sola fra tanti, disobbedendo alla maledizione.

L’aveva osservata, durante quelle lunghe notti di appostamento, e la ammirava, perché era una guerriera valorosa.

Le aveva insegnato a dominare il fuoco, il potere più grande da sconfiggere.

E formule magiche, per incantare gli alberi e farsi obbedire.

Blendaluscì dal cerchio, lei e Guldur combatterono in un lungo corpo a corpo.

Alla fine lo atterrò, ma lui non implorò pietà.

Preferiva morire, piuttosto che vivere da sconfitto.

Lo fissò a lungo, col coltello sospeso sulla sua gola e lo sguardo fremente di rabbia, prima di reciderla.

Lui non abbassò gli occhi, neanche per un momento, morì da eroe e da re.

Blendal alla fine ce l’aveva fatta, aveva conquistato il Regno del Nord, alleandosi con una dea.

Si alzò e sorrise alla luna, che l’accarezzò con sguardo soddisfatto.

Le Terre del Nord avevano una nuova sovrana, era forte e indomita, ed era bella come una divinità.

Aveva sconfitto il più temibile dei re, alleandosi con gli alberi del bosco e scongiurando un’antica maledizione.

Aveva prevalso sugli Dei della Foresta e conosceva il segreto per dominare il rabbioso fuoco.

Divenne la prima regina e dea guerriera.

Antonella Ghiglione

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