Quanti siamo col cuore di metallo
che si fonde, sospeso sulle mani,
e gocciola su pavimenti e strade
fra teschi di cemento e di sorrisi
morti?
Chi ci sorride non respira
più sogni di carta, ma vende i sogni
per aver carta moneta.
Davvero,
quanti siamo che ci sfioriamo appena
senza guardarci né osservarci mai,
un giorno dopo l’altro, ingoiando il fiato,
e nessuno riconosce nell’altro
un possibile diverso se stesso?
Troviamo un modo, presto, un segnale
piccolo, sicuro, per ritrovarci,
prima che il mondo là fuori, falso
e bisunto, ci sbavi addosso ormoni
di melassa imputridita, acido
che corrode i sensi e rassoda il cuore.
di Maila Meini


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