
Per il Week End del Narratore, con il ciclo sulla scelta: ACCETTARE ho composto dei versi pensando a una bimba di origine sarda, nata senza braccia e che senza collera accetta la sua situazione cercando di vivere al meglio ogni momento. In questo testo la protagonista, rivive uno spiraglio di ricordi della sua infanzia, rivive le prime difficoltà nel gioco con le amichette e le occhiate bieche e i bisbigli, anche di pietà, pesanti come macigni. All’inizio soffre ma senza collera SI ADEGUA, non passivamente ma ACCETTANDO LA SFIDA a vivere serenamente tutto il suo percorso di vita.
Da adulta, manifesta apertamente il suo coraggio coronato da tanta tenacia e pazienza che le hanno permesso di usare i piedi al posto delle mani divenendo esempio per il mondo intero. Oggi, serenamente scrive, dipinge, prende il microfono, guida la sua auto… riescendo ad andare oltre un corpo che in gabbie di apparenze, a volte, intrappola.
La Sfida
S’allunga lo sguardo al celeste infinito,
dove giochi di bimba senza le braccia
sono ancora racchiusi negli occhi
e stelo che danza, fiore nascosto,
timido sboccia, al chiuso dell’anima.
Mi volevano morta prima di nascere,
palpito d’alba, inconsapevole cerbiatta,
coglievo papaveri tra serpenti di pietra.
Serpenti a chiudere il respiro del sole,
poi uno sguardo,
un battito d’ali scatena un terremoto:
per la prima volta con te vorrei un abbraccio,
vorrei… e inchiodo il capo al tuo petto,
un brivido mi percorre le carni
e m’abbandono al tuo battito
che sale, che sale alto, sempre più alto
fino a toccare il faro della innata direzione.
Mai approdo più atteso, mai approdo più inviso,
all’Inferno o al Paradiso, mi prendi o mi lasci
nel canto più folle di Erotici Lasciti.
Natura “Oltre” non ha falle,
dove manca una virgola dipingo frutti,
rubo il polline ai fiori per colorare inverni
e le nebbie svaniscono in abiti distrutti.
Cadono petali in maestrali correnti,
si gonfiano calici in abbracci arrembanti,
lì, dove equatoriali si fanno sentire,
lì, dove il sole dentro l’acque bacia le perle
e sensuali emozioni suonano arpe.
Con i sensi nei piedi carezzo una tastiera di opposti,
bianco e nero che s’avvitano a me stessa
e perforo quell’impossibile esistere.
In questa stanza,
dove sempre ho sepolto la collera,
si spalanca una porta alata a fuggire il pregiudizio
e con te, amore mio, ogni gesto è ancora divina Alleanza
con il Carnale che seduce oltre le futili apparenze.

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