WEN – SCHIZOFRENIA – Che fatica essere sempre in due – Caterina Perrone

A – Taci! smettila di contraddirmi.
B – Se ti contraddico è perché ho le mie ragioni. Urli, scaraventi le cose contro tutti e contro tutto, ridi come un’ossessa e poi passiamo per pazze. E poi ci saltano addosso. Ora non saremmo legate come salami a questo letto, se te ne stavi zitta invece di uscirtene con quella frase: “Mi tolga le mani di dosso come fa sempre quando non ci vedono.”
A – Con chi dici? Con il dottor Pesavento? Bravo quello! che pesa il vento, Secondo te dovrei fidarmi di uno che perde tempo con questioni così strampalate? È capace che una volta o l’altra mi mette le mani addosso davvero. Quelle siringhe poi, e come mi guarda.
B – Ti sbagli con l’uomo delle pulizie.
A – Che ne sai tu? Già tu le dici sempre giuste. Smettila, vattene. Possibile che non te ne vai mai? Sempre a borbottare con quella voce chioccia, insopportabile, pari pari a quella di mamma. Ho fatto di tutto per liberarmene e con te è come avercela ancora intorno, che mi rimbomba nella testa: che cosa fai? Così non si fa. Da ammazzarla a coltellate.
B – Infatti… se facevi come ti dicevo io, non saremmo qui, chiusi in questa cella, con tutta questa gente intorno che ci fa le domande. E ci mette una contro l’altra. Vuoi sempre rispondere tu. Lascia che parli io che so che cosa dire.
A – Quando mi danno quelle gocce, perdo la testa. Ma so io come fare, aspetto che siano andati via e vomito. Se facessi come vuoi tu, non sarei più capace di intendere e di volere. Sei disutile.
B – Veramente… se le tenessi quelle gocce, io finalmente sarei qui da sola, senza tante intromissioni. E poi senti, diamoci il cambio, ci stiamo una per volta. Sarebbe più umano.
A – Smettila, non ti sopporto più, sempre mi chiacchieri nel cervello. Sempre con le tue proposte sensate. Fai questo e fai quello, non fare questo, non fare quello. La solita voce che mi stritola.
B – Facciamo che si dorme una per volta.
A – E no! Se mi addormento tu prendi le cose in mano. No, non posso dormire, sono sicura che mi elimineresti. Di te non mi fido, anche meno dell’infermiere, quello che mi mette sempre le mani addosso. A me piace molto, sa dove toccare.
B – Fossero solo le mani… Io dico che lo fai apposta perché sai che mi fa imbestialire, mi sento esplodere di rabbia, di impotenza.
A – Tu non vuoi perché sei sempre stata bacchettona. Mi rovini anche il minimo piacere. Se tu stessi un po’ più calma. Ma insomma che cosa c’è di male a…
B – E mi domandi che cosa c’è di male? Come se non l’avessimo già capito. Come la definiresti quella volta con lo zio?
A – Che sarà? Di ogni cosa fai una tragedia. È stato allora che hai cominciato a contraddirmi, a fare la voce di mamma. A me non era parso così spiacevole e tu a schifarti, come ora, a impedirmi ogni possibile forma di godimento.
B – Smettila, sei la solita schifosa. Con quella tua morbosità… appiccicosa, lurida.
A – Sempre la solita.
B – Perché ridi? Non mi fido quando ridi.
A – Niente, niente.
B – No, ora me lo dici, sennò guarda… ti strozzo.
A – Provaci, se sei capace.
B – Smettila di ridere, mi fai impazzire, lo sai che quando ridi di me non lo sopporto. Allora?
A – Vuoi proprio che te lo dica?
B – Avanti.
A – Ho conosciuto una voce che, invece di darmi torto sempre come fai tu, mi dà sempre ragione. Sono convinta che sarebbe una buona soluzione.
B – Un’altra? Vorresti dire essere in tre invece che in due?
A – Sì. Vediamo a chi darà ragione.
B – Sei impazzita? Un’altra tra noi due?
A – Sì, perché? Vedi che sempre mi contraddici? Non ti va mai bene niente. Ma intanto ho deciso: dove ci stanno due ci stanno anche tre.
C – Eccomi compagne, io sono pronta, prometto che vi metto d’accordo. Con il dottor Pesavento ci parlo io. Sarà uno scherzo da ragazze. Vedrete, saremo fuori di qui in men che non si dica.

di Caterina Perrone

2 risposte a “WEN – SCHIZOFRENIA – Che fatica essere sempre in due – Caterina Perrone”

  1. Brava Caterina: la schizzofrenia vista dall’interno anziché dall’esterno; anche io ho fatto un’operazione analoga. Spero che a te piaccia il mio racconto tanto quanto io ho apprezzato il tuo. Come sempre nei dialoghi sei imbattibile: viva e vivace!

  2. Scusa, ho scritto “schizzofrenia” invece di “schizofrenia”: non volevo farlo, è stata l’altra Miriam!

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