WEN – SCHIZOFRENIA – I figli di HajiAli – Manna Parsì

HajiAli non fu nella pelle dalla gioia quando ebbe un maschietto dopo tre figlie. Fece festa per sette giorni e sette notti e sacrificò tre montoni. All’ottavo giorno fecero circoncidere il bimbo e Haji gli diede il nome di Mamet, il profeta.   

Già dai primi anni di vita il bimbo dimostrava una vivacità fuori dal comune. A cinque anni giocando con i fiammiferi diede fuoco al velo della più piccola delle sorelle mentre lei era distratta a fare i compiti. Lui era rimasto fermo a guardare la bambina che urlava e piangeva. Dio volle che non le accadesse nulla, solo qualche piccola bruciatura qua e là.

A otto anni, faceva il bullo con i compagni di classe e strappava i libri di scuola suoi e delle sorelle. Haji si arrabbiava, gli dava qualche sberla ma tutti presto dimenticavano oppure erano costretti a dimenticare.     

A dieci anni camminava per strada davanti alle sorelle ormai adolescenti con un bastone con la punta affilata e pizzicava i ragazzi che le guardavano. 

Nonostante tutto ciò nessuno aveva il coraggio di lamentarsi con i suoi genitori. Perché HajiAli era il KadKoda, cioè il capo del villaggio. Lui e i suoi fratelli possedevano la maggior parte dei terreni e molti contadini lavoravano per loro. Perciò le cose andarono avanti così un bel po’.

A sedici anni Mamet prendeva il fucile da caccia del padre e faceva il tiro a segno con cani e gatti randagi. Sparava alle pecore dei contadini, sparava anche ai passanti senza ferirli e si metteva a ridere a crepa pelle. Haji si arrabbiava ma il ragazzo con un abbraccio caloroso prometteva al padre di non ripetere più i suoi gesti sconsiderati e lui lo perdonava. Una volta una delle sorelle si era azzardata a criticare il suo comportamento e il padre l’aveva rinchiusa in una grotta per tre giorni.

A diciotto anni Mamet diventò sposo. Haji era convinto che tutto il malessere e la rabbia erano dovute all’eccesso di ormoni che circolavano impazziti nel corpo del ragazzo. Lo fece sposare con una ragazza di un villaggio lontano per via della sua cattiva fama. La sposa scappò a casa sua dopo solo un mese, piena di lividi e ferite. Haji non rese indietro neanche il suo corredo, chiamandola incapace e infedele, e la famiglia della ragazza per paura di ripicche rimase in silenzio. Intanto continuavano le alternanze di umore di Mamet. Qualche volta vivace e allegro, le altre volte taciturno oppure rabbioso e fuori di sé. Un giorno che gli girava male e picchiava chi gli capitava a tiro, Haji chiamò la gendarmeria e disse “Fategli quello che volete” e il figlio venne rinchiuso in un manicomio.

Qualche tempo dopo HajiAli decise di risposarsi perché la moglie ormai era floscia e faceva figli malati, mentre lui si sentiva ancora giovane e nel vedere le fanciulle gli ormoni gli salivano su fino alla testa.

Sposò la figlia del Mullah del paese, famosa per pudore e timidezza e la rinchiuse in casa. A dire il vero per molto tempo Haji era convinto che Mamet non fosse figlio suo, ma non disse nulla a nessuno.

Ebbe un maschio e subito dopo una femmina. Crescendo il bambino manifestava gli stessi sintomi di Mamet. Questa volta Haji non ebbe pazienza e lasciò tutto e scappò dal villaggio. Chi diceva che era impazzito come i figli e chi che si era ammazzato. Fatto sta che a nessuno importava cercarlo, tanto meno ai fratelli. Nel frattempo anche il secondo figlio maschio finì in manicomio come il primo.

Con gli anni tutti avevano ormai dimenticato la storia di HajiAli e i suoi figli, quando passarono per il villaggio dei medici per accertare lo stato di salute degli abitanti.

Visitarono anche una delle figlie di Haji, che raccontò la triste storia del padre e dei suoi due fratelli.

I medici le dissero che i ragazzi erano affetti da una malattia mentale detta ‘schizofrenia’, che poteva essere anche di origine genetica e tenuta sotto controllo con una cura adeguata. Allora la sorella si diede da fare in cerca dei fratelli e li trovò in un manicomio in uno stato pietoso. Furono ricoverati negli ospedali specializzati diverse volte finché si sentirono meglio e la sorella li portò a vivere con lei nel loro villaggio. Anche la gente le diede una mano aiutando i fratelli a inserirsi nella comunità. Oggi curano il gregge della famiglia.   Questa è una storia vera di qualche anno fa. Fece tanto scalpore perché i malati di mente spesso sono dimenticati e vivono ai margini della società.  

di Manna Parsì

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