WEN – SCHZOFRENIA – L’uomo che vedeva il diavolo – Brunetto Magaldi

 Da diversi giorni Teresa si accorgeva che Giorgio, suo marito, mangiava poco, era sempre taciturno e passava gran parte della notte sveglio fuori dal letto.
Alle sue richieste di sapere che problemi avesse, Giorgio si richiudeva come un riccio.
Finché una notte l’urlo del marito “IL DIAVOLO!” la svegliò di botto.
“Che c’è?” chiese allarmata.
“Là, là il diavolo” fece Giorgio con la mano protesa verso la finestra da dove filtravano le prime luci dell’alba “Il diavolo, il diavolo! Che mi perseguita!”
“È un sogno” disse Teresa abbracciandolo “Non è altro che un sogno ora è passato calmati!”
A poco, a poco Giorgio si calmò e decise aprirsi con Teresa.
“Non è un sogno” mormorò “È più di venti giorni che mi appare una creatura mostruosa che mi si avvicina e mi vuole ghermire. Mi appare di giorno, di notte anche in ufficio, anche quando guido. È il diavolo, il diavolo Non riesco più a dormire, mangiare, applicarmi. Non ne posso più, Non ne posso più!”
“Sei stressato Giorgio” gli disse Teresa “troppi impegni, troppe preoccupazioni! Ti devi concedere un po’ di riposo. Domattina fissiamo una visita dal dottore e vedrai che ti saprà dire cosa devi fare per superare questo momento!”.
Il dottor Carli, il medico di famiglia che ben li conosceva, li ricevette due giorni dopo nel suo studio.
Si fece raccontare da Giorgio le sue visioni e poi gli chiese, con una punta di ironia: “il diavolo? Aveva le corna e la coda?”
“No, no” replicò” Giorgio “È una figura mostruosa che si getta contro di me!”
Lo visitò accuratamente gli chiese se aveva problemi sul lavoro o altre preoccupazioni e, alla fine, gli comunicò le sue conclusioni.
“Si tratta di episodi di schizofrenia paranoide allucinogena. Dovuta a stress, preoccupazioni o altro. Siamo allo stato iniziale, col riposo e con la cura che ora le prescrivo si potrà risolvere in tempi brevi.”
Stava scrivendo le ricette quando Giorgio si alzò di scatto e puntando il braccio contro la finestra dello studio urlò “LÀ, LÀ IL DIAVOLO!”
Teresa e il dottore si precipitarono su di lui, lo rimisero a sedere e a poco a poco lo calmarono.
“Scusatemi ho visto nuovamente il diavolo. Non mi lascerà mai!”
“Ritorni a casa, si prenda qualche giorno di riposo, si distragga, e segua la mia cura” 
Una decina di giorni dopo Giorgio ricevette una telefonata dal dottore, che gli comunicò che aveva piacere di rivederlo, con Teresa, il giorno dopo nel suo studio.
“Come va?” esordì il dottore “Ha più visto il diavolo?”
“No dottore, la sua cura funziona. Non ho più visto il diavolo, sono tornato a mangiare e dormire regolarmente. Mi sento rinascere.”
“Sono contento” esitò un attimo. Poi continuò “Ma vi ho convocato   per un fatto curioso di cui voglio mettervi a parte”
Aprì una cartella che aveva sulla scrivania e ne trasse una foto.
“Quando qui nel mio studio ebbe quella crisi urlando ‘il diavolo, vedo il diavolo‘, io quasi inconsapevolmente scattai una foto col mio cellulare. E questo è l’ingrandimento della foto che ho scattato”
“Guardate” continuò “l’immagine è un po’ sfuocata ma sembra di distinguere i contorni di una mostruosa figura scheletrica che protende in avanti le braccia. Questo è quello che vedeva?”
“Si, si è proprio quello che vedevo, non ero pazzo!”
“Questa sarebbe la foto del diavolo?” chiese Teresa.
“Chi può dirlo?” disse il dottore” Però una cosa è certa. Se basta una foto per far scomparire il diavolo vuol dire che evidentemente il diavolo non vuole essere scoperto. Preferisce restare nell’ombra, nelle tenebre, come il male, il vizio e tutto ciò che vi è di brutto al mondo. Non siete d’accordo?”
Si congedarono Teresa e Giorgio e il dottore rimase a fissare l’immagine fermata sulla foto.
“Adesso sono io, io che ho osato fotografare il diavolo, che me lo vedo tutte le notti. Chi potrà mai liberarmene?”    

di Brunetto Magaldi

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