Il dottore glielo aveva spiegato in ogni modo. All’inizio con molta calma, in venti anni di carriera non si era mai trovato di fronte a un caso simile, e sì che ne aveva visti di casi complicati. Ma poi, col passare del tempo e delle frequenti pressioni da parte un po’ di tutti, amici e colleghi, aveva assunto un tono greve, perentorio, poi ancora, compassionevole. Ma niente, non c’era niente da fare. Lui aveva continuato a fare quello che faceva, il giorno, nel tragitto fino all’ufficio, lui che era sempre stato un tipo dinamico, e andare a piedi era il suo mantra, lo faceva in modo naturale, così anche quando usciva la sera, per portare fuori il cane, e qui la cosa era più complicata, perché esigeva che pure il cane facesse come lui, povero Cristo, e certo che non ne voleva sapere, chi mai avrebbe voluto?
Le cose però precipitarono, non tanto con l’andare del tempo, e per le frequenti chiacchierate severe col dottore e i colleghi , ma quando arrivò il giorno del suo compleanno. Gli amici, pensando di fare cosa gradita, distrarlo un poco dalla sua strana mania, gli prepararono una festa a sorpresa. In ufficio, Lara gli aveva confezionato una torta succulenta, ricoperta di cioccolata, come lui adorava, e un bel 45 rosso sulla sommità, da accendere al momento giusto, gli altri avevano gonfiato i palloncini e appeso gli striscioni colorati. Lui entrò nella semioscurità, in silenzio. Non si sarebbe mai immaginato niente di niente. Un attimo, le luci si accesero e partì un applauso infinito. Lui aveva un carattere difficile, un po’ particolare, ma sapeva farsi voler bene da tutti, perché era buono e disponibile. Lui si commosse e sorrideva forte, sempre di più. Poi si fece serio. Bianco e sudaticcio. Fissò quel 45 rosso fuoco, quel 45 rosso acceso che stonava con tutto il resto. Si mise seduto e si prese la testa tra le mani. I colleghi lo fissavano perplessi,o forse più preoccupati. Lui iniziò a piangere. Non era possibile. Non poteva crederci. Aveva passato un intero anno della sua vita a camminare all’indietro e niente era servito a niente. Il tempo, inesorabile, aveva continuato ad andare avanti.

di Serena Taccagni

Rispondi