WEN – SCONFITTA – Il terzultimo pianeta – Carlo Menzinger

Nel gelo della notte infinita
Da un pianeta di ghiaccio
Illuminato dalla fioca luce di un sole morente
Ere fa sono partito
Assieme ai miei fratelli dimenticati
Assieme ma divisi
Per sempre
Ognuno verso una diversa luce
Ognuno verso un diverso destino
Diretti
Lontani milioni di parsec
Divisi da abissi insondabili
Per sempre
Il mio corpo mi fu strappato
I nostri corpi ci furono strappati via
Le nostre menti furono convertite in terabyte
Biomacchine eterne assorbirono i nostri pensieri
L’oscillare degli elettroni raccolse le nostre memorie
Un gingillo di prodigiosa tecnologia
Conservò il nostro DNA
Per epoche incalcolabili
Per rigenerarlo e fonderlo
Al momento opportuno
Con le nostre menti rallentate
In un tempo di fantasia
In uno scorrere irreale
Che confonde i secoli con i secondi
Che mescola il passato e il futuro.
Dalla vasta notte punteggiata di fiamme
Mi sono avvicinato al Sole
Ero solo
Perduto
Sperduto
Disilluso
Altri mondi di ghiaccio ho sondato
Altre lande desolate ho saggiato
oi grandi mondi gassosi e venefici
Deluso
Certo dell’ennesima sconfitta
Certo della vastità del deserto siderale
Poi
Poi
Sul terzultimo pianeta
Quasi prossimo al Sole
Ho scorto l’azzurro dei mari
Ho scorto il verde dei prati
Ho scorto il biancore delle nevi
Ho scorto il turbinare delle nubi
Ho scorto il gioco del vento
Ho scorto la magia della vita
Ho scorto il trionfo della natura
Ho scorto un gioiello di speranza
Ho scorto un mondo irripetibile
Ho scorto il futuro
Ho scorto la gioia rifiorire in me
Poi
Poi
Sul terzultimo pianeta
Quasi prossimo al Sole
Ho sentito le onde radio
Ho sentito il brulicare delle città
Ho sentito l’acre odore dei fumi industriali
Ho sentito il rombo delle macchine
Ho sentito il canto delle balene assassinate
Ho sentito il lamento dei tonni macellati
Ho sentito il grido dei polli stipati
Ho sentito il rantolo del maiale sgozzato
Ho sentito il pianto dei bambini affamati
Ho sentito l’urlo dell’uomo torturato
Ho sentito il lamento della donna orfana dei figli e del marito
Ho sentito il rullo dei tamburi
Ho sentito il ruggito dei cannoni
Ho sentito l’esplosione dei megatoni
Ho visto l’uomo
La mia speranza è morta
Il mio sogno si è infranto
Ho visto la fine vicina
Per il terzultimo pianeta
La mia corsa eterna è ripresa
Alla ricerca di un mondo vivo
Alla ricerca di un mondo sano
Non potevo fermarmi
Non potevo restare
In una terra condannata
In una terra malata
Con un virus micidiale
Che la rode e distrugge
Non potevo restare
In un mondo con un tarlo
Così sciocco e crudele
Da annientare da solo
La terra che lo nutre.
Firenze, 17/11/2012

Da “Il terzultimo pianeta” di Carlo Menzinger di Preussenthal

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