
La pioggia cadeva tagliente al di là dei portici di Borgo Stretto.
Ferma sul marciapiede, nell’atto di aprire l’ombrello pieghevole, Lucia arricciò il naso.
Sarà un’impresa arrivare all’auto.
Sospirò e spinse con determinazione il cursore lungo l’asta cromata.
«Click.»
Il riparo si tese in tutta la sua modesta ampiezza.
Mosse il primo passo e scese in strada.
I rivoli diretti verso le fognature, divennero minacciosi torrenti per le basse decolté che calzava.
Attraversò a passo svelto e raggiunse il cornicione che le avrebbe offerto parziale riparo lungo la stradina che conduceva al parcheggio.
Così ho qualche chance di non bagnarmi troppo.
Persa nelle sue valutazioni non si accorse dell’uomo che le stava arrivando addosso a passo sostenuto
«Oh!» esclamò lei.
«Oh, no…»
Entrambi osservarono impotenti la cartellina di lui impattare con il selciato, aprirsi e spargere il proprio contenuto attorno, come un solerte contadino la semenza.
«Mi scusi, non l’avevo vista» farfugliò lei.
«Non è niente.» Incurante della pioggia, l’uomo si accucciò per raccogliere il fogliame bagnato.
«Aspetti, la aiuto.» Anche lei si chinò. Incastrò l’ombrello tra testa e spalla, a guisa di telefono, e si dette da fare.
«No!»
Il grido la impietrì.
La mano volenterosa si scontrò con quella di lui che la bloccava.
«Lasci stare, sono in ritardo pazzesco, faccio prima da solo» aggiunse in tono più conciliante.
Con pochi gesti frettolosi i documenti tornarono nella cartella e si rialzò.
Lucia fece altrettanto.
«Arrivederci» borbottò lo sconosciuto a mezza bocca.
Tentennò, come se volesse aggiungere altro, ma i suoi piedi erano di altro parere, si mossero nervosi e ritrovarono l’andatura di prima.
In breve scomparve in fondo al vicolo che andava verso Piazza delle Vettovaglie.
Questo si chiama “avere il diavolo alle calcagna”.
Il volto grigiastro, gli occhi neri, lucidi, le sopracciglia aggrottate e cadenti, come a trattenere il pianto, le avevano trasmesso una profonda angoscia.
Deve essere nei guai.
Scrollò il capo.
Piantala di vedere misteri dove c’è soltanto frenesia moderna.
Fece per riprendere il cammino quando notò un mazzetto di fogli trattenuti da una graffetta dietro a un pluviale, accanto c’era anche una chiave USB.
«Lascia stare, non sono fatti tuoi» l’ammonì la Prudenza.
«La carta si spappolerà e la chiavetta diventerà inutilizzabile, se le lasci lì» s’intromise la Praticità.
«Davvero non vuoi sapere chi è?» dette il colpo di grazia la Curiosità.
«Ciao! Sono tornata.»
Danilo le andò incontro e la accolse con un bacio a fior di labbra.
«Com’è andata oggi in libreria? Dai qua.» Le tolse il sacchetto dalle mani, mentre lei appendeva la giacca all’attaccapanni, stropicciando le mani intirizzite.
«Insomma, poca gente…»
Lui si avviò verso la cucina, ma lei lo bloccò.
«No, dai qua.»
«E io che pregustavo chissà quali manicaretti.»
Incuriosito lo aprì, prima di passarglielo.
«Ehi! Che cavolo è questa schifezza?»
Lei estrasse i fogli e li mise ad asciugare sul termosifone.
«Vieni, sediamoci un attimo in soggiorno che ti racconto…»
Titoli di cronaca, alcune settimane dopo:
“Sconfitto il racket della droga, dietro la movida pisana.”
“Liberata la famiglia dell’informatico che si occupava del riciclaggio del denaro. L’uomo: sono stato costretto, minacciavano di uccidere mia moglie e mio figlio.”
“Ancora buio pesto circa la soffiata ricevuta dalle forze dell’ordine che è stata determinante per il successo dell’operazione.”
Laura Gronchi

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