
Uno
Nel 1981 ero una ragazza timida che non voleva metter su famiglia. Mi nutrivo di poesia e leggevo storie di rivoluzioni personali. Cercavo di frequentare chi aveva corpo e cuore aperti ad ogni tipo di esperienza. Usavo la mia parte razionale solo per lo studio.
Non di rado invertivo il giorno con la notte. Vivevo fuori casa, nella Città sul Fiume con fontane strabordanti, piazze e palazzi immersi in un dedalo di vicoli. Avevo il tempo in mano, lo serravo e lo aprivo a mio piacimento per incontrare un’umanità varia, stramba, interessante. Ma a volte mi era nemico e diventava una trappola : mi rinchiudeva per giorni nella mia stanza, al buio, rannicchiata in un angolo, nell’attesa di qualcosa senza nome. In quei momenti cupi ero indifferente alle voci suadenti che sotto la mia finestra m’invitavano ad uscire. Dormivo poco e male e il Sorrisetto mi travolgeva, implacabile. Appena chiudevo gli occhi sognavo una bocca enorme con labbra tumide: si apriva in un mezzo sorriso e una vocina stridula mormorava “ Sei solo una velleitaria .. inutile a creare nuovi mondi”. Le parole si schiantavano su un pavimento nero come catrame e sentivo un odore acre montarmi in gola. Mi svegliavo madida di sudore. Quella sentenza mi faceva sentire inadeguata e impotente ma poi l’eco nefasto del Sorrisetto spariva per un tot. Sicché ero riuscita a pubblicare insieme ad altri Autogestione fantastica di una città di provincia, un catalogo cartaceo che testimoniava eventi di ricerca contemporanea nei vari settori dell’arte, poesia inclusa. Il successo fu discreto, il mio reading era piaciuto.
Ma ecco che il Sorrisetto riappare di nuovo a primavera inoltrata con una vocina tagliente che non ammette repliche. Nella sua ultima apparizione, quando stavo vivendo una situazione angosciante che mi pareva senza via d’uscita.
“ Bene, brava … stammi a sentire. Ora che sei in stato interessante hai una buona opportunità di … sperimentare. Trova il coraggio di abortire e concentrati, sei una fuoricorso e sarebbe anche ora di laurearti. Se lo farai, bada bene, ribalterai a tuo vantaggio lo stigma sociale della maternità come priorità di realizzazione personale. Non ti preoccupare se non puoi contare sul padre del nascituro, troppo preso dalla sua arte! Lascialo perdere e top secret sulla tua gravidanza perché tu da sola ce la puoi fare. Bocca chiusa, intesi? Agirai sul tuo corpo senza subirlo. Attraverserai la morte indenne, plasmerai un cammino insolito mia cara, sarà una sfida. Nessuna perdita nessun lutto, ma un nuovo tutto da scoprire! “.
Era un imperativo categorico che ben corrispondeva alla donna libera che volevo essere e l’ordine fu eseguito.
Due
Il 17 maggio voto No per la legittima libertà di ogni donna di scegliere, se lo decide, di interrompere la gravidanza. Espressione di una convinzione profonda, incrollabile.
Però.
Per amore di verità senza giudicare urge il seguito raccontare.
Tre
È una estate torrida e tutti i miei amici sono in vacanza. Opto per un ospedale di periferia dove non ci sono obiettori di coscienza.
Finisco nelle mani dolci e pazienti di un dottorino che sembra un angioletto. Indosso una delle camicie da notte di mamma : di flanella, ampia, a fiorellini dove il mio corpo sparisce. Mi sento nella parte di una giovane donna che in modo lucido e sereno decide di non essere madre. Sono in una realtà fluttuante, sospesa, sfuggente. Mi ripeto come un mantra che non ho motivo di angustiarmi, la vita dentro di me se ne sta andando perché ho deciso di dare spazio a un altro tipo di cambiamento. Non so trattenere niente troppo a lungo, non voglio quel segreto, quel peso, voglio essere come una piuma e volteggiare come una farfalla.
E ora che tutto si è compiuto senza dolore, mi sento sfinita, svuotata. Varco la porta a vetri del reparto di Ginecologia e lui mi viene incontro con un bel mazzo di nasturzi viola e una scatola di cioccolatini. Ma non è il padre di mio figlio.
La mia vita procede da allora senza tregua tra successi e incidenti di percorso, sempre inseguita da un senso di mancanza divorante. E’ l’ illusione di un paradiso perduto o coincide con la paura di morire sola? Entrambe le cose, credo, e anche altro che ancora non so. Fatto sta che continua a invadere le mie cellule procurandomi suggestioni fortissime. Qui una sola voglio rievocare : nitida come un satori, fulgida come una stella.
Molti anni fa, su una spiaggia assolata non sono riuscita a distogliere lo sguardo da un giovane padre con la figlia di circa due anni. Erano due creature distese su stuoie ravvicinate bordate di rosso, intente a dormire beate. Ho vegliato sul loro sonno senza riuscire a fare altro. Il sole mi faceva strizzare gli occhi, ma io continuavo imperterrita a guardarli. E immaginavo di stare in mezzo a quei due a seguire il respiro di quell’esserino di miele, abbandonando il braccio sulla schiena di lui. E poi in un raptus ho spinto all’estremo il mio delirio : mi sono vista come madre, tutta rughe e Miele, ormai una donna fatta, mi scorta nelle mie brevi passeggiate a passettini. Non riesco più a parlare come prima, ma mi piace ascoltare le sue note di vita quotidiana, le sorrido. E un bel giorno mi dice ; Mamma allora è pronto sto caffè? Mi trova esanime, distesa di schiena sulle mattonelle della cucina. Sono intatta come un passerotto morto stecchito dal freddo. Lei mi mi chiude gli occhi mi prende tra le braccia e mi bacia sulla fronte.
Ohh ! Stella.
Rosalba Nola

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