WEN – SOGNO – Clodia, un conto da pagare e una caccia al tesoro – Chiara Sardelli

Dunque, i nostri due personaggi sono a mangiare fuori. È una giornata soleggiata di fine estate, la temperatura mite, ma che già richiede il golfino sopra l’abito. Il ristorante che li ospita è un tipico ambiente turistico: la pavimentazione acciottolata, le sedie appropriate per il giardino, il chioschetto con le scorte alimentari e le bibite delimitato dal pietrisco e coperto con un tetto impagliato. Lui è un uomo in là con l’età come anche ci svela la canizie della capigliatura, rasata a spazzola. La barba, più folta,  è curata, i baffi sono assottigliati in maniera da evidenziare, senza nascondere, le labbra carnose e sensuali. Sta parlando alla donna con dolcezza, muove verso di lei il braccio disteso sul tavolo, accarezzandole la mano. Lei, più giovane, veste una tuta sportiva nera che ne assottiglia le forme generose. Un bel sorriso aperto illumina e addolcisce le fattezze. Il viso è struccato e i lineamenti sono marcati. Lui si è alzato, sta dicendo qualcosa alla donna prima di allontanarsi. Lei rimane seduta a lungo, forse lo aspetta. Se non tornerà ci sarà da regolarizzare il conto. Stranamente sul tavolo è depositata una fascetta stretta e lunga, di carta, lei se ne accorge e alza il bordo superiore, muovendo la mano destra con incertezza. L’altra mano portata d’istino sul seno a placare il respiro che le si accelera in petto. Così riesce a vedere una sequenza di cinque oggetti che, sa, le saranno utili  per intrattenere con l’uomo un rapporto come lei vuole, insomma un rapporto soddisfacente. Il primo oggetto è quello di cui mantiene la visuale più chiara. Una botte cerchiata appoggiata per terra in verticale. Accanto alla botte una pergamena arrotolata, la mappa che guida al tesoro. Per terra il terzo oggetto un tris di posate avvolte nel panno, posate grandi come si usano per il fuoco a legna. Quindi  scorge l’icona riproducente una cornice argentata e alta nel bordo, utile per le foto da scrivania. Del quinto oggetto perde l’immagine. La donna rimane sgomenta, Siena non è la sua città natale non potrà mai leggere con esattezza la mappa senza qualcuno che l’aiuti.  D’altronde una voce interna le suggerisce che alla caccia al tesoro non si partecipa in solitaria, anche lei avrà a disposizione una sua squadra, su cui contare per la risoluzione degli enigmi. Il primo nome che si affaccia alla mente e che trapassa, in un soffio vitale, l’ostacolo delle labbra è quello di Eleonora, la giovane teacher con cui l’uomo mantiene un rapporto epistolare. Lei senese di origine, tifosa della contrada sovrana dell’Istrice, potrà suggerire altri membri da cooptare nella squadra. Un posto però la donna che sogna lo vuole riservare alla sua progenitrice che si è fatta sentire da lei, è già al lavoro in una delle contrade morte e avrà come suggeritore un collega: senese d’origine, che diamine! La forza della logica insinua un dubbio: non ci sarà una squalifica se uno dei membri della squadra appartiene al mondo dei più. Clodia, sognante, sente il morso come se fosse un cavallo a cui vengono tirate le redini. Qualcosa scioglie la tensione e sempre la logica le suggerisce: siamo in sogno cosa, può impedirti di spezzare le catene del tempo e dello spazio? Superato lo scoglio, rimane solo l’interrogativo sul quinto oggetto.  Per consolarsi, ora Clodia ripete a sé stessa il significato dei quattro oggetti di cui già ha un’immagine ben definita. La botte cosa potrebbe contenere? Vino, od olio se fosse orcio. Ma orcio non è, dunque il dio della passione sfrenata sarà apportatore di consigli per la maglia a rete che la donna sta ordendo alla conquista dell’uomo. Le posate sono simbolo di condivisione, stanno alla tavola imbandita, ma sono tre le posate. C’è la lama del coltello a significare ciò che va tagliato, c’è la punta della forchetta ad ammonire che non tutto sarà facile e  piano, ci saranno acuti pungenti e cime ardue ad alimentare la sfida, ci saranno residui da raccogliere con il cucchiaio. La cornice è come un promemoria che invita ad esaltare la bellezza dei ricordi. La mappa fa da contraltare al pagamento del conto. Come dire, ci sarà uno scotto, ma ne valeva la pena. Per il quinto oggetto di cui Clodia sognante non trattiene memoria, forse avrà bisogno di un altro appuntamento onirico. Chissà che i tempi non si prolunghino finché il vaticinio non sarà spento con la conquista del palio. Clodia nel sogno si concede un’immersione nel profondo, amica si fa di sé che sogna. E, in effetti, vede il drappo  liberato al  vento. Ma non riesce a cogliere i dettagli dell’immagine, neanche esattamente i colori. Ci sta il giallo e forse il nero. Da sveglia farà un inventario delle contrade. Le visiterà tutte, se di persona, oppure con l’immaginazione, poco importa. Comincerà con quelle che appunto mescolano i due colori nel fazzoletto di stoffa che simboleggia la contrada.

Stemma della contrada sovrana dell'istrice | Bottega d'Arte Toscana

di Chiara Sardelli

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