WEN – SOGNO – Il sentiero della lotta – Milena Beltrandi

Mentre facevo chemioterapia e combattevo a mani nude contro un nemico spietato c’era un sogno che si presentava spesso alla mia mente e che ricordo bene.

Iniziava sempre con la sensazione di essere in pericolo e la necessità di scappare via, al sicuro, altrove.

Mi trovo in un angolo formato dal muro grezzo di una fabbrica dismessa e l’argine dell’Ombrone, a Campi Bisenzio.

Guardo intorno preoccupata e mi incammino a passo veloce verso l’argine, salgo rapida e cammino lungo il piccolo e stretto sentiero che si è formato tra l’erba. È sera, davanti e dietro di me altre persone silenziose, sconosciute, camminano ordinate. L’argine e il sentiero si fa sempre più alto e stretto interrotta improvvisamente da una scala di ferro arrugginito. Scendo seguendo gli altri e, con gli altri, risalgo su un muro di cinta di fattura romana pieno di insidie, ma andiamo avanti spinti dalla necessità di scappare via.

Il sentiero alto e stretto è spesso interrotto da chiuse di ferro arrugginito che mi fanno pensare alla scala e che ci costringono a scendere e risalire a fatica perché questi sbarramenti di ferro non hanno scalini ma solo accenni di sporgenze, è dura, saliamo, qualcuno cade, qualcuno rinuncia, mi sento sudata, stanca ma vado avanti.

Improvvisamente le mura affiancano una ferrovia arrampicata sul fianco di un paese montano. Ho solo paura di non andare dalla parte giusta, non sento più la fatica, non sento la fame e questo mi fa pensare che sto vivendo in un sogno.

Un sognatore che sogna di sognare!

Il sudore mi cade dalla fronte copioso, non vedo più la strada davanti a me, ma vedo me sulla strada. Mi spavento e penso che sarebbe meglio che mi svegliassi, potrei farlo ma vorrei capire dove sto andando.

Scendiamo dal muro in una leggera discesa, io e i superstiti, e ci troviamo su una strada cittadina priva di traffico, è giorno ci si vede bene, così ci incamminiamo sul lungomare: le onde si infrangono su scogli scuri. Accanto a questi, prima della strada, c’è un passaggio: uno scomodo camminamento dove una radice grossa come un cocomero e di un forte colore giallo, ci indica la strada. Ha ramificazioni che vanno verso il mare, che è alla mia sinistra, e verso le case che sono oltre la strada tutte basse e dai colori vivaci.

Camminiamo e noto che siamo sempre meno: si sono persi per strada o sono caduti sugli scogli. La radice gialla risale, il mare da sinistra passa alla mia destra, qualcuno sussurra che siamo vicini.

Ed ecco che all’improvviso la radice sparisce e ci troviamo davanti a una insenatura sabbiosa, libera da sterpi e ostacoli, illuminata da un sole che riscalda. Scendiamo tutti; molti, in coppie si abbracciano, io mi siedo sulla sabbia e aspetto qualcosa che deve venire dal mare, lo so… Aspetto e mi sento al sicuro.-

Poi mi svegliavo, sudata come dopo un incubo, bevevo un goccio d’acqua e speravo che, addormentandomi, non mi sarei più trovata su quella spiaggia.

Superati i due anni di cure, non ho più visto, nei miei incubi, radici gialle e sentieri sopraelevati.

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                                                                                                                      di Milena Beltrandi

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