WEN – SOGNO – Un amore impossibile – Antonietta Toso

                Abbassai le luci. Il soggiorno fu avvolto dalla penombra velata, nebbiosa di uno chalet di montagna, ricordo sbiadito di una sbiadita cartolina. L’atmosfera era intima. Sgranai gli occhi per bucare la luce fioca. L’aria densa di fumo creava corpi sfuggenti, ectoplasmi inafferrabili a metà fra spirito e materia che  lambivano le mani, i volti. Lasciavano tracce dappertutto. Scuotevo la testa per liberarmi  da quegli esseri incorporei, tuffarla nelle note di red red wine che si levavano alte dallo stereo e saturavano la casa di emozioni.   Era impossibile non protendermi verso Nadia. Le ero così vicino da sentirmi tremare, lacerare nell’anima e nel fisico. Alle parole memories won’t go ero di nuovo nella sua casa, udivo il suo passo leggero, la voce turbata.

                 La osservavo prendere dell’acqua, rovesciarne un rigagnolo sui seni. Un fremito di passione si unì al brivido di freddo che l’aveva scossa. Fermai lo sguardo su di lei, sulla vestaglia di seta color acqua che, stretta ai fianchi, ricalcava ombelico e pube. Chiusi gli occhi. Oh, come avrei voluto che quel giorno l’avessi presa fra le braccia. Come avrei voluto essere stato tanto ardito da vincere qualsiasi inibizione, trasgredire ogni divieto. Come avrei voluto averle, con le mie labbra, riscaldato i seni, i capezzoli che, seppure per un attimo, un attimo infinito, avevano mostrato di volermi. Desiderarmi.

               Mi trovavo in un mondo intermedio fra realtà e visione dove luminose lastre di cristallo, sorrette una sull’altra da fili di diamanti, rischiaravano l’abissale vista interiore.

                Era una visione che portava con sé il fantastico, l’inverosimile. Allontanava la cognizione del tempo, rivelava, nella linea continua di un perenne presente, vari stralci della storia di vita di Nadia. Il cuore palpitava sempre più forte, si faceva spazio nel centro della stanza. Mi allontanai ancora una volta da me stesso ed entrai in una sorta di torpore, preludio al sogno che mi consegnò a lei. In un universo, agito dall’inconscio ma pregno di allucinante lucidità, arrivò l’immagine che la mostrava nuotare sorridente. Il fisico slanciato, asciutto. Nel bikini un corpo vuoto che sfidava il trascorrere degli anni. Usciva quindi dall’acqua. Gridava:«Non mi guardare.» Intanto che si avvolgeva attorno l’asciugamano correva imbarazzata. Inciampava e lo abbandonava sul prato.       

                La musica tacque. Mise in risalto il silenzio singolare di parole taciute, di sentimenti compressi, non manifesti.

                «Giuseppe, facciamo una partita a scacchi?»

                Brutale schiocco di una verga, la voce di Jeoff percosse l’aria della stanza.  Mi guardai attorno stranito. Si stava rivolgendo a me e scattai su al pari di una molla.

 

Ragazza con asciugamano da spiaggia | Sfondi gratuiti

di Antonietta Toso

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