Il bosco mi sorride. E’ l’inizio dell’autunno, ma tutto verdeggia ancora. Solo ai piedi dei castagni c’è un tappeto di foglie gialle. Dove le chiome degli alberi lasciano aperture alla luce, il cielo limpido di un tenero azzurro rallegra la vista. Sì, il bosco mi sorride. Canta la piccola fonte da cui, d’estate, abbiamo attinto spesso acqua limpida e fresca.
Sul sentiero qualcuno cammina. Dalla curva compare mio padre. Torna dal lavoro. Si è tolto la giacca, l’ha gettata sulla spalla sinistra e la tiene con la mano. Non è stanco, cammina sicuro, ogni tanto solleva il viso e contempla gli sprazzi d’azzurro incorniciati di verde.
All’improvviso, dalla direzione opposta, arriva correndo un bambino piccolo. Davanti all’uomo anziano, ma vigoroso, si blocca. Lo riconosco, è mio nipote! Il più piccolo dei nipoti, quattro anni appena. Come ha fatto a venire qui, da solo?
Mio padre, il bisnonno, gli sorride, gli parla con dolcezza. Colgo il tono delle sue parole, non il significato. Gli tende la mano e il piccolo vi appoggia la sua con fiducia. Entrambi sorridono. Come si somigliano! Soprattutto nel lampo degli sguardi, nel mutare rapido delle espressioni. Camminano vicini e l’uomo parla al bambino, gli insegna il nome delle piante; l’erica, il ligustro, la mortella, la madreselva, i rovi. Vicino alla forra dove scorre l’acqua dalla sorgente, ci sono dei ciclamini selvatici dai fiori di un pallido rosa con le belle foglie che fanno pensare a un ricamo. Sulla roccia umida è nato il musco, che mi padre chiama col nome locale di borraccino e spiega che in dicembre lo raccoglierà per ilo piccolo presepe domestico. Il bambino guarda quel lontano nonno con adorazione.
C’è un masso levigato a monte del sentiero. Si siedono. Mio padre getta la giacca su un cespuglio e racconta una storia.
Un bambino si era perso nel bosco e piangeva. Una volpe dalla bella coda, che aveva lasciato i suoi piccoli addormentati nella tana per cercare del cibo, si avvicinò a lui, lo toccò col muso e l’invitò a seguirla. Il bambino non capiva, ma l’animale insisteva: lo toccava, si voltava e s’incamminava. Tornò indietro tante volte, finché il bambino comprese e la seguì. Camminarono fino a un gruppo di case dove alcuni uomini si erano radunati per andare alla ricerca del piccolo disperso. C’era anche la sua mamma che gridò di gioia e corse ad abbracciarlo.
La bella volpe fuggì via veloce e nessuno la poté ringraziare.
Il nipotino è felice: abbraccia il bisnonno e nasconde il viso sul suo petto. Ma io dove sono? Non mi hanno visto? Non sento il terreno sotto i piedi. Mi giro, mi sveglio né padre, né nipote. Non potrebbero incontrarsi, appartengono a secoli diversi. Mio padre ci ha lasciati quando avevo diciotto anni e il bambino è figlio dell’ultima delle mie figlie. Perché li ho sognati insieme? Forse perché rappresentano l’alfa e l’omega della mia lunga vita.

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Il vecchio e il bambino – Immagine di Ledro Land Art – Tripadvisor
di Terza Agnoletti

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