WEN – SOGNO – La vida es sueño – Miriam Ticci

di Miriam Ticci

To night you’ll see fennec in Sahara el-Beyda” così mi dice il boss Mamdouh nel lasciarci alle spalle il villaggio di Qasr Salim, io fingo di crederci. Siamo due coppie di amici con le nostre guide e ci inoltriamo nel Sahara el-Beyda, il deserto bianco occidentale dell’Egitto.

Lungo la strada il paesaggio diventa sempre più lunare fino all’arrivo nella valle

dei funghi di gesso (Wadi el-fotor): onde bianco-spumose immobili su un mare d’oro sabbioso, enormi funghi candidi che lievitano e s’avvitano su se stessi su su per tre quattro metri, esplodono come champagne e questo per chilometri e chilometri, come un gioco bizzarro della natura per sollecitare la fantasia immaginifica dei poeti  e spingerli alla creazione di miti eziologici.

A “Duck’s stone”, un fungo enorme con accanto uno più piccolo dalla forma di anatra, pernotteremo.

Patrizia e io scriviamo sulla sabbia “W le donne. 8 marzo 2007” per festeggiare questo giorno speciale e LUI, Mirello, mio marito, ci immortala in una foto a ricordo imperituro e…. per i posteri!

Intanto, mentre Mamdouh e gli altri beduini preparano la cena, noi prima osserviamo le piccole tende canadesi, dove dormiremo (“Ha da passa’ ‘a nuttata!!”), quindi seduti sulla sabbia già meno calda ammiriamo il tramonto: la luce solare modifica ombre, morfologia e colori delle varie formazioni di gesso ad ogni istante e poi s’impenna nel cielo, che sfoggia le sue tenues de soirée migliori dai gialli ai rossi al cobalto profondo e lassù nella plaga più remota del cielo a nord-est si spegne nel vellutato blu notte, ove palpitano accendendosi le stelle: tu sei lì e ti chiedi cos’hai fatto di tanto buono in questo mondo per avere ora il privilegio di assistere a tale e tanta bellezza e saperla apprezzare con ogni corda dell’animo tuo. La costellazione di Orione, dalla brillante cintura con la canicola Sirio fulgidamente incastonata, invano vagando nel cielo in cerca della sua divina compagna di caccia, Artemide, si mostra così chiara e splendente che sembra di allungare la mano e poterla afferrare: forse per questo i faraoni erano sicuri di raggiungerla dopo la loro morte corporale.   

Ecco, Hishiam ci chiama, il tavolo si riempie di cose buone da mangiare. Il profumo del tè speziato e fragrante si diffonde per tutto l’accampamento e noi accoccolati diveniamo tutto naso e lingua per gustarne pienamente il sapore fragrante. Intanto il grande capo Mamdouh attizza il fuoco del falò, ove di lì a poco ci ritroviamo tutti per vincere il freddo che vorrebbe entrarci nelle ossa. Mam e altri due compagni, tirati fuori gli strumenti musicali, iniziano a suonare e cantare: MISMAR EL-NAI (il flauto doppio), EL-SEMSIMEIA (l’arpa) e EL-TABLA (il tamburo) intonano una melodia araba: la voce di Mamdouh segue la musica col suo “Habibi” (amore) e il canto sgorga melodioso ed incantatore; tutto il Sahara el-Beyda ascolta e noi con lui intorno al fuoco che ci riscalda, circondati dal buio della notte fresca ma non umida. Momento magico. Mahmoud mesce ancora del tè con quel gesto antico dei padri così naturale: toglie la teiera dal fuoco e, mentre versa il liquido nei piccoli calici vitrei, alza verticalmente il becco del bricco e lo allontana dalla bocca del bicchiere: il getto del tè brunito e speziato centra perfettamente il piccolo tulipano di vetro, che fumante viene offerto ora a questo ora a quello, tutti ringraziano e lo bevono caldo ristoratore.

A un tratto di fronte a me vedo del movimento: un qualcosa di chiaro, due grandi orecchie, due capocchie di spillo rosse, un musetto appuntito ed una coda folta e lunga. MA ALLORA E’ VERO: MAMDOUH NON MENTIVA: DAVVERO HA FATTO ARRIVARE QUI PER LA NOSTRA GIOIA LA VOLPE DEL DESERTO!  Fennec è là, col suo naso per aria a fiutare, attratta dai resti del nostro pasto messi a due passi da noi proprio per attirarla, e la furbina sa che non le faremo del male; cauta guardinga si è fatta coraggio e s’è avvicinata, prende un boccone ed a zampette fitte fitte ritorna nell’oscurità per mangiare in santa pace il cibo saporito, ancora e ancora. Giornata indimenticabile questa!

Entrati nelle nostre  tende a due posti con i sacchi a pelo, a un tratto dal nailon intravediamo ad est un gran chiarore e il sorgere di… un nuovo sole rosso! Usciti tutti all’aperto per capire, rimaniamo estasiati a rimirare l’ennesimo incanto di questo dì magico fatato: è la luna rossa e piena, la più incredibile enooormeee luna rrrossssa e pieeenaaa che io abbia mai visto! Sembra quasi che Selene dal suo carro, memore dello splendido tramonto che il Sole ci ha riservato, si ponga in gara con lui: la luce lunare rincorre rianima e cangia le varie formazioni di gesso e poi sale su su nel cielo, che da blu notte qual era diventa di un delicato opale rosato, poi rosa antico, cupo turchese indaco e piano piano, là,dove meno arrivano i raggi lunari, profondo blu notte, mentre nel loro muto notturno dialogo pulsando si riaccendono le stelle e placida scorre la via Lattea:un firmamento vivo immenso che occhieggia ruota danzando carole, silenziosamente.

Bellissima Artemide, perla rosata, infine sei giunta all’appuntamento col tuo Orione, che tanto t’ha atteso, per perpetuare l’ultima battuta di caccia nelle praterie eteree della liquida notte in eterno insieme! Grazie, morbido sguardo virgineo, infinitamente grazie! Nottata indimenticabile questa!

Di nuovo in tenda, dentro il sacco a pelo, con LUI m’addormento calda e protetta come Fennec, fasciata nella sua folta candida coda.

Al mattino seguente Alfredo ci racconta che, uscito spesso insonne all’aperto, sentiva un assordante russare provenire dalla nostra tenda; LUI ridendo accusa me di tanto oltraggio ed io non so cosa dire: forse dopo tanta poesia mi occorreva un quid di prosaico per la regola del contrappasso!?!?!? Forse.” Una SUA carezza e…

mi desto nel mio letto, sola.

“Sono già passati 14 anni da quel fantastico viaggio –penso- e, soprattutto, LUI non è più con me! Questo sogno, però, non mi fa piangere; benedetto quell’08 marzo 2007 vissuto con LUI, felici!”

2 risposte a “WEN – SOGNO – La vida es sueño – Miriam Ticci”

  1. Brava Miriam è come se vedessi con i miei occhi, tutto ciò che hai descritto.

  2. Avatar Gabriella Nardi
    Gabriella Nardi

    Struggente, allegramente esotico, una descrizione naturalistica degna dell’Atlante cromatico della natura. Miriam non abbandona nei suoi scritti un irrinunciabile per lei aggancio ai miti classici che ama tanto. Questa volta i protagonisti di quei miti avvolgono e si mettono muti ad osservare un piccolo mito personale.
    Perché l’esperienza del deserto per chi l’ha provata rimane per sempre nell’anima.
    E la sabbia rovente, al calare del sole all’improvviso è fredda.
    Ugualmente improvvise sono le presenze che emergono dal nulla.
    Questo insegna il deserto: la mutevolezza, la sorpresa, l’accettazione e la nostalgia per la perdita.
    Tutto questo mi trasmette il brano di Miriam.
    Con struggimento.

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