
Sono già sveglia. Ho sentito il suono del campanello, deciso, imperioso quindi mi alzo e chiedo più volte al citofono chi è. Nessuna risposta, ma non posso fare a meno di premere il pulsante di apertura del portone, presa dalla mia irrefrenabile curiosità. Passi sulle scale, lenti, stanchi, dal penultimo piano fino all’ultimo, fino alla mia porta. E di nuovo Il suono stavolta flebile del campanello. Ecco di nuovo, ma a quasi un anno di distanza? Ecco di nuovo il mercante d’illusioni. E chiedo seccata:
«Chi è?»
«Sono io, dice serafico»
«Che ci fai qui cosa vuoi?»
Ma nel frattempo, con un briciolo di allegrezza apro la porta
È. Nella sua versione più trasandata, alquanto sporco piuttosto alticcio.
«Pensavo che non mi avresti aperto»
Il seguito è il déjà vu che fa la sua apparizione da un tot di anni e ve lo dico per onestà, non senza il mio consenso e grazie alla mia infausta complicità.
Ora lo so che magari forse vorreste venire a conoscenza dei fatti. Giusto per riderci su o per concludere che avrei potuto anche risparmiarvi una storia che non è poi così speciale.
Ecco appunto, concordo, condivido. Non è poi così speciale.
E infatti ciò che m’interessa qui è prendere in considerazione un altro lato dell’Amore. Esso può anche manifestarsi come noia, fastidio, perché schema di una comunicazione per lo più sordomuta, di un’evoluzione mancata, di una complicità solo intravista e delusa e disattesa. Certo volevo dire più o meno da entrambe le parti, ma volendo visualizzare immaginiamo un vestito unisex con due stili bizzarramente sovrapposti – chi è chi? – Eppure, eppure quella mancanza è mista a una tenerezza che vuole ricordare solo rari momenti di felicità pura ma inesorabilmente datata. A un senso di aspettativa che ha lo spessore e il senso che diamo singolarmente ai destini della nostra Vita.
Difficile resistere alla tentazione di aprire quella porta.
Ma sapete che vi dico? Stavolta non ho provato al suo cospetto la benché minima attrazione (per ogni millimetro del suo corpo del suo viso della sua voce e della sua complessa e almeno – o forse un po’ di più? – quanto me contorta e contraddittoria persona)·
Ma che bella novità! Chissà dove mi porterà.
Un racconto di Rosalba Nola

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