WEN – SORPRESA – L’amico ritrovato – Laura Gronchi

Luisa è seduta in un bar di Lucca, con una fumante tazza stretta tra le mani.

Quel pomeriggio ha una presentazione e si sente nervosa.

Oreste…

Il nome s’insinua nella mente, gli occhi d’un colpo umidi. Cerca di distrarsi guardando fuori dal locale e si concentra sulle madri che portano i figli a scuola. Donne dalla pazienza granitica, si tirano appresso piccini che, meravigliati, puntano i piedi davanti a ogni quisquilia: una foglia dai colori del fuoco o uno stormo di piccioni che prende il volo.

Un poco li invidia.

È finito per me il tempo delle sorprese.

La nostalgia però è sempre lì, l’annega nel cappuccino che finisce in poche sorsate; poi se ne va.

Mentre infila la chiave nella saracinesca della libreria, ripensa ai grandi cambiamenti della sua vita.

Rivà al giorno dell’inaugurazione, quando il negozio sapeva di pittura fresca e carta stampata. Rivede gli amici, i suoi bambini e il marito, che festeggiano il piccolo sogno diventato realtà.

Adesso i “bambini” stanno per laurearsi e l’ex marito rincorre la gioventù assieme alla praticante del commercialista.

Uno scampanellio interrompe le riflessioni. «Buongiorno Luisa!»

«Buondì Francesco.»

L’apprendista che ha assunto, lega la bici al palo del lampione e subito le è accanto, «aspetta che ti aiuto.»

La serranda cigola e sferraglia mentre viene tirata su.

Luisa fa qualche passo indietro e sospira, «prima o poi dovrò cambiarla.»

Francesco però non l’ascolta più, con l’energia dei suoi venticinque anni è già entrato e ha acceso le luci.

Lei si trova a sorridere. In gamba il ragazzo.

Lo aveva accolto dubbiosa e adesso se lo guarda, mentre chiacchiera con la prima cliente e tira fuori qualche aneddoto simpatico riguardo al libro che ha in mano.

Sembra avere un sesto senso per dispensare consigli.

Per un attimo al volto del ragazzo si sostituisce quello di un altro uomo. Un lampo di tristezza l’attraversa, ma l’arrivo del commesso del bar l’aiuta a scacciarlo.

«Sono qui i pasticcini?»

Luisa annuisce, paga e sistema il vassoio incartato sul tavolo, assieme alle bibite.

La giornata scorre monotona fino all’arrivo dell’autrice, nel tardo pomeriggio.

L’idea di ospitare scrittori esordienti era stata di un caro amico. Lei aveva aderito solo perché le vendite languivano, poi si era ricreduta: interviste, dolcetti e applausi attiravano i curiosi che entravano in libreria e spesso ne uscivano con un volume in mano.

«Puoi andare a casa Francesco, qui finisco io.» La presentazione è terminata, non è rimasto più nessuno.

Sulla faccia del ragazzo si disegna una mezzaluna candida. «Grazie! Ne approfitto per fare una sorpresa alla mia ragazza. Abbasso un po’ la saracinesca?»

«Mi faresti un favore.»

Luisa dà una veloce rassettata, anche lei deve correre a casa.

È nel ripostiglio per spegnere i faretti quando il campanello della porta suona.

«È chiuso!»

Nessuna risposta.

Il cuore le balza nel petto e si maledice per non aver chiuso dall’interno. Già vede i titoli dei quotidiani: “storica libraia aggredita nel centro di Lucca.”

Il silenzio si fa pesante, Luisa afferra il manico della scopa, e torna di là.

In mezzo agli scaffali, una presenza scura le dà le spalle.

«È chiuso, non ha sentito?»

L’uomo si gira, tra le mani tiene una bottiglia col fiocco rosso. «Sono ancora il benvenuto?» Poi scoppia a ridere. «Ma che ci fai con quella scopa in mano?»

L’oggetto le scivola per terra, mentre porta le mani alla bocca. «Oreste! Dio che sorpresa!»

Ridono e si abbracciano. «Certo che sei il benvenuto!»

Lui osserva il negozio che sente ancora un po’ suo. «Vedo che te la cavi anche senza di me.»

«Ho seguito il tuo consiglio, quando te ne sei dovuto andare, e ho preso un commesso fisso.»

«Hai fatto bene, vieni, ti aiuto a chiudere.»

«Certo che mi hai fatto prendere un coccolone, t’invito a cena, ma sarai tu a cucinare!»

«Non chiedo di meglio!» e si allontanano a braccetto.

di Laura Gronchi

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