Oggi proprio mi annoio: possibile che nessuno mi prenda? Mi hanno messo qui in fondo nello scaffale, in terza fila, e ancora sono qui ad aspettare che qualcuno mi afferri.
Eppure sono attraente, l’immagine è irresistibile: una patatina croccante che fa venire l’acquolina in bocca solo a guardarla. L’hanno studiata bene, non c’è che dire.
Sono disposto a fare l’occhiolino, a sedurre anche il più diffidente dei compratori.
Come mi piacerebbe essere la busta di un prodotto biologico, salutare, probiotico; sarebbe il mio sogno.
Senti, senti, c’è un gran brusio, un suono di vocine, di risate: deve essere una scolaresca, in gita. Eccoli, sono entrati nel corridoio. Coraggio! Non potete resistere.
Infatti, come immaginavo… Arraffano le buste davanti a me. Io sono ormai in prima fila; un ragazzino mi prende.
Ehi fai piano, non mi stritolare! Sbricioli tutto.
Macché, questo è un energumeno. Mi straccia, fruga dentro, ancora prima di essere arrivato alla cassa, di avermi pagato. Almeno fossi capitato nelle mani di una dolce ragazzina, mi sarebbe piaciuto di più.
Ma come, ha già finito di mangiare tutto quanto? Skrac, mi sta stritolando, e zac, mi sono trovato sul marciapiede. Mi dà anche un calcio per lanciarmi lontano, mi calpesta e corre via urlando.
Sono indignato. Ma come? Proprio qui a due passi dalla campana del multimateriale; io sarei perfetto per essere riciclato.
Per favore, se mi lasciate qui finirò nell’indifferenziato, schiacciato tra le peggiori schifezze, quelle che non le vuole più nessuno, che non possono essere trasformate, o forse quelle che gli animi inconsapevoli, per non dire di peggio, buttano senza considerare quante meraviglie vanno perdute. Insomma non voglio finire per l’eternità in una montagna di rifiuti inservibili!
Io posso essere riciclato, ridiventare una materia nuova, ritrovarmi ancora su uno scaffale, rivivere l’emozione di essere scelto e apprezzato da qualcuno.
Forse ora passa la maestra, lo richiama e gli dice, anzi gli ordina di gettarmi nel posto giusto. Eccola!
“Chi è che ha gettato questa busta per terra? I soliti maleducati. Come se non ve lo avessimo detto mille volte…” e se ne va dietro la sua mandria.
Ma come? Passi via e ti disinteressi di me? Allora le tue sono solo parole. E l’esempio? Non lo sai che con i ragazzi vale l’esempio, non le parole. Sono sconsolato.
Aspetta, c’è un altro che passa e mi osserva, magari trovo un’anima pia…
“Che sudicia questa città. Il sindaco, è il sindaco che la trascura, che non fa il suo dovere. Tante parole e niente azioni. La prossima volta non vado neanche a votare, tanto i sindaci sono tutti uguali.”
Che cosa c’entra il sindaco? Il sindaco mica può inseguire ogni persona che getta una sacchetto per terra. E tu che cosa fai? Vorrei vederti in azione, di quelli come te mi fido poco. È sempre colpa degli altri.
Sono demoralizzato, finisce che mi tocca davvero la condanna all’eterna discarica. Tanto io non mi degrado davvero da solo.
Sniff, sniff.
Chi sei? Mi fai solletico, con quella lingua.
“Lascia stare Bobby. Lascia stare ti ho detto. Non devi leccare quella robaccia.»
Robaccia? Come ti permetti!
“Peccato, una così bella busta abbandonata per terra, Che incivili! “
È una mano delicata che mi prende, mi solleva: un gesto in cui sento l’intenzione buona.
Attenta, per carità, buttami nella campana giusta.
Fatto: la campana risuona di quel gesto. Ormai o bene bene o male male.
Fammi vedere: sìììì! ci sono gli altri imballaggi.
Fratelli miei, destinati a rivivere insieme chissà quante altre volte: all’infinito.

di Caterina Perrone

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