Dopo aver sconfitto Tebe a Leuttra nell’anno olimpico 405[1], Sparta ebbe via libera per distruggere Atene e cancellare ogni traccia della sua cultura. Alleata con Alessandro Magno, creò un impero. Nell’anno olimpico 718[2] il Polemarco Generale Arcesilao conquistò la Gallia, annettendola all’Impero di Sparta.
Il consiglio degli Efori di Lacedemone era riunito nel giardino sopra l’Eforato.
«Penso sia giunto il momento di parlare di Arcesilao» esordì Telemaco, che presiedeva quell’incontro. «Il Polemarco Generale ha realizzato una grande impresa, domando quei barbari indisciplinati dei Galli e tutta Sparta gli è riconoscente. Il comandante, però, si è insuperbito per i suoi successi e ha assunto atteggiamenti inaccettabili, come se credesse di non essere un Uguale…»
«Sembra credere di essere più Uguale degli altri!» scherzò Neottolemo, provocando le risate degli altri giudici e un’occhiataccia da parte di Telemaco per essere stato interrotto.
«Sì,» riprese Telemaco «si crede il Primo degli Uguali e questo è inaccettabile. Non partecipa ai sissizi, pranzando da solo o con i suoi accoliti, e non dorme neppure più in caserma, ma si è fatto costruire quella villa alle porte di Lacedemone…»
«Dove vive con quella Clitornessa» lo interruppe di nuovo Neottolemo, tra le risatine dei presenti all’allusiva deformazione sessuale del nome «o Clitennestra o come per l’Ade si chiama quella donna che si fa passare per la sua memoriografa. Quel suo libello “La guerra gallica” sta avendo un gran successo e tutti ricordano Arcesilao per quella sua arrogante frase, che, secondo Clitennestra avrebbe pronunciato quando i re gli ordinarono di conquistare la Gallia “andrò, vedrò e vincerò”: se non è superbia questa!»
«Questa, in particolare,» intervenne l’anziano Poliporte «mi pare cosa del tutto inaccettabile: un uomo sotto lo stesso tetto con una donna! Una vergogna. La sua hybris sarà punita dagli dèi. Come può un uomo giungere a essere così superbo e arrogante da prendere una donna per sè, senza condividerla con gli altri Uguali. Una vergogna! Una vergogna!»
«Quindi mi pare che tutti noi si sia d’accordo che una simile superbia non sia accettabile neppure in un eroe di Sparta» concluse Telemaco.
«Certo che no» rispose Neottolemo.
«Una simile hybris va punita. Se non ci penseranno gli dèi, dovranno pensarci gli efori» rispose Poliporte «ma non possiamo né esiliare, né uccidere un eroe

così popolare e potente…»
«Invece, io credo che possiamo e dobbiamo eliminarlo» dichiarò Telemaco. «Ho pensato a lungo e credo che una soluzione ci sia. Organizzeremo una grande festa in suo onore, ma la concluderemo con la sua condanna a morte per spregio delle virtù e delle tradizioni di Sparta. Avrà avuto sia i suoi onori, sia la sua giusta purificazione».
«Potremmo farne un esempio, da sfruttare anche in altre occasioni» suggerì il giovane Nicandro «un rito con cui chi ha dato molto per Sparta ma ora reca disdoro all’Impero possa essere eliminato dalla comunità degli Uguali.»
«Un rito di catarsi…» mormorò Neottolemo.
«Sì,» riprese Nicandro «dovremo chiamarli proprio così Riti di Catarsi. Magari potremmo usare questa cerimonia per far morire tutti gli uomini più anziani che hanno onorevolmente servito Sparta ma che ora sono solo un peso per l’Impero…»
«Non correre troppo, giovanotto,» lo ammonì l’anziano Poliporte «lascia stare i vecchi spartiati, ma l’idea di un rito di catarsi mi pare buona. Dobbiamo subito far arrestare Arecesilao, prima che sospetti qualcosa, casomai pensasse di opporsi. La sua sarà una morte gloriosa, ma potrebbe non essere d’accordo.»
Gli altri giudici annuirono seri.
[1] Nel 371 a.C. Tebe sconfisse Sparta nella battaglia di Leuttra. In questa storia, come nei romanzi e nelle altre storie della saga ucronica “VIA DA SPARTA” immaginata da Carlo Menzinger, le cose sono andate diversamente e Sparta ha sconfitto Tebe, avviando la propria ascesa.
[2] L’a.o. 718 corrisponde al 58 a.c. nella nostra linea temporale, anno in cui Gilio Cesare condusse la campagna di Gallia.

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