Come ogni Sabato mattina il signor Maina prese la macchina e si recò in centro.
Arrivato di fronte alla solita pasticceria accostò e inserì le doppie frecce.
Scese e si voltò a guardare la sua auto parcheggiata in seconda fila,come ogni Sabato e come sempre pensò che era così piccola che non avrebbe intralciato nessuno. Anche quando al ritorno trovò ad aspettarlo il proprietario dell’auto che stava bloccando col suo parcheggio fuori luogo, continuò a pensarla allo stesso modo. E glielo ribadì immediatamente, aggiungendo anche che lui era molto bravo a fare quel tipo di parcheggio, non come tutti quegli imbranati che si trovano in giro.
Poi risalì in auto e si spostò di qualche isolato.
Parcheggiò di nuovo,questa volta sullo spazio riservato alla sosta degli autobus ed entrò dal barbiere.
Anche stavolta pensò che, lì in quell’angolino, la sua macchina non avrebbe certo potuto dar fastidio e per questo non battè ciglio quando sentì il bus suonare insistentemente.
Era chiaro che non lo faceva per attirare la sua attenzione;non ce ne sarebbe stato motivo. Lui, come sempre, era stato bravissimo a parcheggiare in modo da non creare disturbo, nonostante lì non potesse sostare.
Con comodo si fece fare barba e baffi, dopodichè fu pronto per l’ultima tappa; il supermercato.
Arrivato nel parcheggio, si infilò nel posto più vicino all’entrata.
Nello scendere dall’auto, però notò che la vettura parcheggiata al suo fianco non era perfettamente centrata dentro le righe e invadeva di circa cinque centrimetri il posto dove era parcheggiato lui.
Dalla rabbia cominciò a fumicare come un bollittore sulla fiamma.
Tirò fuori il cellulare e chiamò immediatamente i vigili. Riferì loro la situazione e la sua rabbia aumentò ancora quando quelli dall’altra parte della cornetta sembrarono non aver intenzione di intervenire.
Allora lui alzò la voce, richiamando così l’attenzione di chi si trovava nel parcheggio; molti gli si avvicinarono per capire cosa stesse succedendo.
Lui continuava ad urlare al telefono, dicendo che se fosse giunto un disabile non sarebbe potuto scendere dalla propria vettura, visto che l’auto dell’idiota lì accanto fuoriusciva dal proprio parcheggio, invadendo quello delineato dalle righe gialle.
Un signore che assisteva alla scena, educatamente, gli fece notare che il problema per un disabile non sarebbe stata la vettura di lato, bensì la sua che, guarda caso, era parcheggiata abusivamente sul posto riservato.
Allora abbassò il cellulare e disse a quel signore che si stava sbagliando, perché, se non fosse stato per quell’incivile di fianco, che lo aveva costretto a perdere tempo per quella telefonata, lui ci avrebbe messo un attimo a fare la spesa, cosicché, quando fosse arrivato il disabile, avrebbe trovato il posto già libero.
E comunque, nel caso in cui un qualunque cittadino non riuscisse a trovare in alcun modo un parcheggio, sarebbe autorizzato a sostare liberamente nello spazio riservato ai disabili.

Ne era certo; lui non era uno sprovveduto e prendeva sempre le dovute informazioni. E continuò così fino a quando, dieci minuti più tardi, si presentarono i vigili, gli stessi che lui credeva ancora in attesa al telefono.
Senza troppi discorsi, gli notificarono una salata multa. Lui rimase sbalordito, ma, prima che potesse aprire bocca per replicare, i due in divisa gli fecero gentilmente notare che evidentemente aveva attinto le sue informazioni dalla fonte sbagliata e che è sempre consigliato essere in regola a nostra volta, prima di denunciare un presunto illecito altrui.
Poi lo salutarono, raccomandandogli di fare molta attenzione; più alto è il piedistallo, più si rischia di farsi male nello scendervi.
di Silvia Taccagni

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