WEN – SUPERBIA – Superbia – Giovanna Ristori

Oramai la maggior parte della gente inizia ad andarmi stretta, in qualunque modo la guardi e la si metta. E non è tanto un problema d’età che mi potrebbe indurre a dir che accade una tale ovvietà, visto che da maturi si diventa insofferenti, probabilmente per il tempo misurato che ci attende. No. Per me ancora, non è tanto il tempo rimanente a dosarmi la pazienza piuttosto il fatto di aver finito del tutto la benevolenza verso una serie di persone prese così, a caso e a campione, a seconda del fastidio che mi recano quando ne ricevo la prestazione.

Ad esempio i gran parlatori, gli imbonitori, che spesso con modi suadenti veicolan le piccole o grandi verità di cui si ritengono possidenti. Ecco, questi li proietto mentalmente a propinar oggetti in tele-vendite, immaginandomi per loro un roseo e fulgido futuro. 

Poi, i sedicenti professori, quelli che il mestiere lo svolgon dalla cattedra della pia illusione di essere superiori, dimentichi da sempre che la loro fortuna l’han fatta gli uditori, considerati al più, una platea di sciocchi e improvvisati avventori, i quali per mancanza di intravedere alternativa son costretti a rinunciare all’invettiva.

E gli insidiosi, quelli che si imbucano nei pensieri, andando a toccare tasti dolenti con domande affatto innocue seppur poco intelligenti, al solo fine di risolvere la questione in modo dottorale e finir per essere solo loro quelli bravi, che vincono il male, sotto gli occhi dei seguaci, ancor più sciocchi. 

umile-superbo - Chiesa di Padova

Infine i ruffiani, che coi loro modi gentili e condiscendenti carpiscono consensi sfilandoli con puerile furberìa dalle mani. 

Ecco, tutti questi abietti figuri, come anche tanti altri pari lodevoli criaturi, fanno sì che il malumore mi affiori e mi disturbi, e talvolta di notte mi occupi i pensieri, cosa che da un lato mi consola, poiché vuol dir che quest’insofferenza non è all’eta che è dovuta, bensì alle frequentazioni obbligate o casuali che, tuttora, mi offre la vita. Ma spesso è una magra soddisfazione sapere di esser nel giusto, aver capito di aver ragione, anzi è una strada in salita che fuorvìa da quella principale, che dalla maggior parte è seguita. E che porta idealmente in alto, sì che da lassù tutto quanto si può osservare ma quasi mai, specie a seconda dell’altezza, se ne apprezza la bassa visuale, poiché a quel punto, di superbia è fatta ebbrezza.

di Giovanna Ristori

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