Ispido di erba stenta e scoppi gialli
di ginestra, il pendio scende verso
il letto rinsecchito del torrente.
Dalla valle profondamente muta
in pieno agosto un uccello nero
sale su ali silenziose, spirito
intento a lasciare un corpo.
Trattengo
il respiro tra i fantasmi di suono,
tessuti fra le fibre della terra.
Giunge così all’orecchio un gorgoglio
strano, una memoria di freschezza
d’acqua, ormai chilometri lontana.
La fine del bosco intravedevo
dalla casa vecchia e un oliveto
che abbagliava il sole, spegnendo le ombre.
La marea parlottava sullo scalo.
Ancora mi cerca e poi si posa
sulle mie spalle indolenzite.
Anche qui
cammino sulla sponda a evitare
la danza degli insetti, al limitare
fra ombra e sole, vicino a casa nuova.
metà agosto 2014
di Maila Meini

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