WEN – TRISTEZZA – Lacrime di ragazza – Carlo Menzinger

Rientro dal lavoro. Sono stato in missione a Milano nel tardo pomeriggio, dopo tutta una giornata in Ufficio a Firenze. Di solito cerco in città di spostarmi a piedi, ma sono quasi le nove di sera, fa ancora molto caldo, sono stanco e vorrei andare a cena, così prendo la tranvia da Piazza Santa Maria Novella. Non c’è dubbio che la città sia molto migliorata da quando c’è e spero che presto possano essere completate anche le altre linee. Un mezzo con orari precisi, che non rimane imbottigliato nel traffico è davvero utile.

Se prendo un mezzo pubblico, di solito resto in piedi, ma, come detto, sono stanco. Sarà che la soglia dei sessant’anni è ormai a soli pochi mesi di distanza.

Davanti a me c’è una ragazza. Potrebbe avere qualche anno meno di mia figlia. È minuta. Quasi fragile. Non bella, né brutta. Non l’avrei notata se non fosse stata seduta proprio davanti a me e, soprattutto, se non stesse piangendo. Già, piange. Non singhiozzando, non in modo visibile. Fossi stato più lontano non l’avrei notato. Gli occhi le si inumidiscono, la bocca si piega in smorfie involontarie, le dita corrono timide ad asciugare le guance.

Che cosa avrà provocato quella tristezza? Considerata l’età magari ha avuto un litigio con il ragazzo o si sono addirittura lasciati. Oppure l’è andato male un esame all’università. O ha solo litigato con un’amica. Potrebbe esser stata bullizzata? Ha un po’ l’aria di una tipica vittima. Potrebbe anche aver avuto una brutta notizia sulla propria salute o di una persona cara. Un lutto? Questo non credo.

Difficile capire. Non sono certo tipo da chiederlo a lei. Però, vederla così mi dispiace, vorrei dirle qualcosa per confortarla. Chiederle che le sia successo e, sono certo, potrei dirle che non merita preoccuparsi per così poco, che la vita va avanti, che è giovane e troverà di che consolarsi. Ma taccio. Sono troppo vecchio per parlarle. Magari fossi stato un suo coetaneo sarei parso meno inopportuno. Se fossi stato ancora più vecchio sarei parso meno minaccioso. Per quello che sono, non mi pare opportuno ingerirmi, ma mi dispiace. Non voglio pensi che cerco di approfittarmene, di abbordarla.

Taccio. Siamo al Poggetto. Arriva la mia fermata. Mi alzo e vado verso l’uscita. Inaspettatamente anche lei si alza e mi viene dietro. Certo non mi sta seguendo, penso. Che interesse potrebbe avere per un mezzo vecchio come me? Solo una coincidenza.

Scende anche lei. Prima di me. E prende la mia stessa strada, quella di casa mia. Davanti a me. Mi sento in imbarazzo. Certo avrà notato che, pur cercando di non fissarla, l’osservavo e ora mi trova lì, per una via vuota, a seguirla. Eppure non la sto seguendo davvero. Facciamo solo lo stesso percorso. Chissà chi è. Magari è parente di qualcuno che conosco o addirittura un’amica di mia figlia che non ho mai visto. Accelero il passo. Devo sorpassarla. Per un attimo si sentirà tallonata ma poi la supererò e sarà solo lei a seguirmi. Se mi avesse notato – forse no, così presa com’è dalla sua tristezza – questo dovrebbe rasserenarla. Ci mancherebbe di aggiungere una simile preoccupazione al suo stato. Magari sarebbe un modo per dimenticarsi di ciò che l’affligge, ma non mi pare il migliore. Va veloce, ma io posso andare più in fretta. La supero e proseguo per la salita. Solo arrivato in cima mi giro per vedere se c’è ancora. Se mi ha seguito. Non c’è più. È scomparsa portandosi via la sua tristezza giovanile. Chissà se la incontrerò ancora. Chissà se la riconoscerò senza questa malinconia addosso.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

www.menzinger.it

Una risposta a “WEN – TRISTEZZA – Lacrime di ragazza – Carlo Menzinger”

Rispondi