
Agosto feroce. La piccola pianta di rose sta morendo. Me la regalò Enrica l’anno passato, nel salutarmi. A primavera è stata capace di fiorire di nuovo: alta poco più di venti centimetri, cinque boccioli e poi cinque splendidi fiori. Temevo che le pesassero, tanto erano fitti di petali. Legai un sostegno allo stelo sottile. L’annaffiavo ogni mattina senza esagerare, secondo le regole.
Enrica era la donna delle pulizie. Anche se svolgeva un lavoro umile era raffinata e gentile. Ha trovato un’occupazione più adatta alle sue capacità e si è trasferita in un’altra regione. Come ho già detto, al momento di congedarsi mi fece dono di questa piccola pianta. Più del gesto, mi commosse proprio la pianta. Mi ci affezionai, mentre non ero particolarmente legata alla donatrice. E’ molto strano: non mi importa che mi abbia lasciato, L’ho sostituita. Invece il pensiero che la rosellina muoia mi rattrista.
Le sono rimaste tre foglie e qualche gemma rachitica. Vaso più grande, terriccio nuovo, l’annaffio ancora secondo le regole. E’ viva, malandata ma viva. Se morirà non piangerò, ma…
Una sola volta ho espresso questo pensiero a voce alta . Non lo farò più, lo terrò per me: mi hanno rimproverato perché invece di rattristarmi per la situazione del pianeta e dell’umanità, mi affliggo per una sciocchezza. Non ho replicato, ma avrei dovuto rispondere: Non capite? Questa piccola vita sofferente, anche se vegetale, è il simbolo di cose più grandi. Quando la guardo, provo veri brividi di tristezza. E’ bellezza che muore.
Quando sono da sola le parlo, la sprono a resistere. Potrebbe davvero superare i danni di quest’estate anomala e bollente?
Com’è triste tutto il balcone! I gerani non godono di buona salute, hanno perso i fiori e qua e là trovo sempre una foglia ingiallita che tolgo subito. Solo le piante grasse ostentano indifferenza, protette dalle loro spine, chiuse in se stesse.
Ne giardino condominiale è morto un gigante, un cedro del Libano dal tronco dritto e robusto, alto come il palazzo. Un tempo alla sua ombra stavamo a sedere in conversazione. Ora le fronde che adornavano i lunghi rami disegnano una ragnatela di legnetti sottili. La sua morte, però, ha una certa dignità: a suo modo l’albero è ancora bello e solenne. Mi rattrista meno della rosellina, perché, come ho già detto, con lei sparisce molta bellezza del mio mondo solitario.

Rispondi