WEN – VITTORIA – La vittoria di Mohammed Bardawil – Paolo Zanni

2012-2025

Nell’estate del 2012, mentre il mondo si godeva i Giochi della XXX Olimpiade dell’era moderna, in un oscuro villaggio palestinese nasceva Mohammed Bardawil.

Non so molto della sua famiglia. Ignoro se avesse fratelli o sorelle, o che lavoro facesse suo padre per vivere. So solo che, proprio in quell’estate del 2012, mentre Usain Bolt, all’apice della carriera, dominava le gare di velocità diventando l’unico atleta nella storia a realizzare la doppietta 100 e 200 metri in due Olimpiadi consecutive, la vita decideva di dare un’opportunità anche a un altro essere umano: a Mohammed.

Usain Bolt avrebbe poi terminato la sua leggendaria carriera nel 2017, con 8 medaglie d’oro olimpiche.

Ricordo bene quei Giochi del 2012. Nel nuoto fece il suo esordio un giovane atleta destinato a diventare il volto del nuoto italiano per i successivi 12 anni: Gregorio Paltrinieri. Ebbi la fortuna di vederlo dal vivo qualche anno dopo, nell’estate del 2017, quando alla Duna Arena di Budapest vinse l’oro mondiale sui 1500 metri. Ero lì con la mia famiglia, a festeggiare sulla Margitsziget, l’Isola Margherita al centro del Danubio. Qualche giorno prima, nello stesso impianto, avevamo assistito anche all’ennesima impresa di Federica Pellegrini: una gara emozionante, l’ennesima rimonta finale, e il settimo titolo mondiale consecutivo nei 200 metri stile libero. Arrivò a Budapest da Regina, ne uscì da Imperatrice.

In quei giorni non sapevo — o forse non volevo sapere — che a 2300 Km di distanza, a Rafah, un bambino stava giocando per le strade polverose, cercando di evitare i pericoli. Forse, come gli ripetevano i suoi genitori.

Federica Pellegrini avrebbe chiuso la sua straordinaria carriera nel 2021, ai Campionati Assoluti di Riccione. C’ero anch’io quella sera di novembre, a pochi passi da casa mia.  Vinse ancora la “sua” gara. E alla fine, nell’ovazione del pubblico, come lei, mi commossi anch’io, come ci si commuove quando un pezzo della propria vita si congeda. Si chiude un sipario, ma la vita ci prende per mano e ci porta avanti.

Chissà se anche Mohamed ha mai sentito quella sensazione. Quando vedeva i suoi amici  non tornare più. Quando le case dove abitavano, una dopo l’altra, venivano rase al suolo.

Nel 2021, un altro grandissimo campione brillava: Tadej Poga?ar, il ciclista dal volto da ragazzo, capace di vincere ovunque. In quell’anno conquistò il suo secondo Tour de France, dominando la corsa più importante del mondo dal primo all’ultimo giorno.

Quest’anno, a soli ventisei anni, il grandissimo ciclista sloveno voleva aggiungere un’altra perla al suo straordinario palmarès. Il 22 marzo ha dato vita, insieme ad altri due grandissimi campioni, Mathieu Van der Poel e Filippo Ganna, a una Milano-Sanremo memorabile. Quel giorno ero davanti allo schermo coi miei figli, a guardare quella che ricorderò a lungo come la corsa più bella che abbia mai visto.

Non sapevo che il giorno dopo, in quella terra martoriata dove Mohammed viveva,  si sarebbe consumato un ennesimo massacro, di cui il giovane ragazzo fu testimone, suo malgrado.

Ma si sa, la vita ci prende per mano e ci porta avanti, anche quando vorremmo solo fermarci, riflettere, capire cosa non va.

E forse è proprio perché la vita ci spinge sempre avanti che, qualche giorno fa, Mohammed si trovava ad Al-Mawasi, una località ritenuta “sicura”,  insieme a tanti altri profughi. Non so come e perché gli abbiano sparato.  Non so neppure in che giorno esatto sia successo. Non posso dire se fosse lo stesso giorno in cui l’Inter ha conquistato la settima finale di Champions League, o quello in cui Sinner è tornato a giocare agli Internazionali di Roma.

So solo che aveva 12 anni.

E che, per uno degli eserciti più potenti del mondo, era considerato una minaccia.

Tra tutti i grandi campioni di quest’anno, il mio campione preferito sarai tu.

Hai vinto, Mohammed.

Paolo Zanni

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