WEN – VITTORIA – Victory – MITI (Miriam Ticci)

Si guarda allo specchio Servant, per gli amici Ser, mentre la truccatrice lo prepara per la prossima apparizione in diretta intergalattica.

Ho i muscoli facciali troppo contratti… questi due nuovi solchi giù dalle narici fin sotto la bocca mi fanno sembrare un vecchio mastino amareggiato e sconfitto… no non va bene.” Respira profondo Ser in cerca di un’espressione distesa e sicura che stenta a venire, in cerca di una maschera che offuschi lo specchio dell’anima sua.

Davvero strana è stata questa guerra: l’invasione, d’un tratto (ma solo per gli sprovveduti, per chi è fuori dal gioco)… la galassia indignata ci viene in aiuto… noi, già da tempo allertati e pronti al fuoco, siamo gli eroi a difesa della libertà…abbasso ogni dittatura, abbasso i neo-oligarchi invasori…io il capitano della nave che solca i flutti… a picco l’immensa flotta nemica…dritti verso la vittoria, miei prodi!” Sullo specchio della memoria riappare il “vecchio” Ser, quello di cinque anni prima (ma sembra passato un millennio!): sguardo ironico, guance glabre e paffutelle, espessione del viso rilassata, sorridente…

Nuovo taglio “militare” e una spolverata di grigio qua e là… ma i capelli sono rimasti quelli d’allora meno male, almeno loro… per il resto: occhi fieri infossati rughe profonde tra le sopracciglia testa più china” Nel suo nuovo aspetto Ser rivede lo scempio inflitto dal nemico al suo pianeta, al suo popolo, ma anche la tenace voglia di riscossa, sicura (…allora!!!) dell’aiuto del mondo libero venuto in soccorso con armi e sostegno politico.

Ricorda Ser una poesia (ma come ci si può affidare in tempo di guerra alla poesia?!…)…  gli fu recapitata non rammenta più come né quando (e scritta da chi? Boh, non ricordo…)… diceva così:

?????????  21 marzo

L’acuto tirso[1] affonderà la punta

Nel ventre teso della madre incinta

O nelle membra martoriate e spente

Di chi ha lottato per la libertà?

No; come neve il rispetto e l’amore

Si scioglie in silenzio muto e dolente

Nel ghiaccio la parola s’imprigiona.

Ma dal sangue germoglierà l’alloro[2]

Che nei secoli canterà canzoni

Di com’è cara al cuore la libertà

Le api dai fiori profumati e schiusi

Succhieranno quel nettare sciamando

In un ronzare lieto ed assordante

E il biondo miele dai favi doneranno

A chi rinasce per la libertà.

Parole… vane…non ci sono né rispetto né api che donano miele…nessuno fa niente per niente…è  stato solo un sogno… non un sogno che si trasforma in incubo…dal sogno alla realtà, molto peggiore dell’incubo… ti ridesti ed esci, dall’incubo …dalla realtà non scappi…o muori o  la devi vivere affrontare!

Un cambio di guardia nei comandi supremi del sistema stellare più importante della via Lattea (nessuno è un’isola!), un nuovo grande gioco all’orizzonte  (in ballo il primato politico-finanziario-economico di una galassia su un’altra?!), ambizioni e necessità personali diverse e impellenti (ricevere il premio intergalattico per la pace?! Aggiungere al mucchio del patrimonio personale l’ennesimo miliardo o, al contrario, dover tener conto degli interessi dei propri creditori in affari?!), il cerchio di alleati indebolito irreparabilmente (eppure appariva così solido, affidabile!) e tutto si rovescia: il pianeta invaso è un David a cui d’improvviso Dio nega il sostegno contro Golia, mentre Golia diventa (ironia della sorte!) un possibile alleato nel prossimo nuovo grande gioco… la resa al nemico la si chiama “pace giusta” e “ingiusto” il mondo invaso che vuol continuare a difendersi…ma… senza armi…senza sistemi di difesa e monitoraggio…come si fa?!

Devo accettare l’ultimatum…salvare il salvabile…l’indipendenza del pianeta… un terzo del nostro territorio nazionale posto ormai sotto il controllo dell’invasore (un tasso degno del più bieco usuraio!!!)…questa è l’alternativa più concreta, altrimenti, sarà…la desolazione totale… con la morte in cuore e senza alcuna reale garanzia sulla nostra futura sopravvivenza…dovremo bere questo calice amaro fino in fondo… accettare la fine della guerra e questo diktat che senza vergogna chiamano pace.

La truccatrice ha finito il proprio lavoro, Ser si dirige verso il grande tavolo per il grande annuncio della grande pace, sta per sedersi, ma prima sorride, alza l’avambraccio destro, con l’indice e il medio della mano dà forma a una V ed esclama:

VICTORY!”;

poi, come per caso, abbassa solo l’indice prima di riunire, un istante dopo, anche il medio alle altre quattro dita della mano destra.


[1] Tirso: è il bastone con tralci d’edera e pampini di vite sacro a Dioniso e metaforicamente indica una poesia, che fa leva sui sensi, in questo caso per rappresentare tutta la brutalità di questa guerra.

[2] L’alloro: è la pianta sacra al dio Apollo e rappresenta l’alta ispirazione poetica armoniosa e serena, nel nostro caso epica, poiché esalta le gesta di un popolo che lotta per la propria libertà e indipendenza. Nelle due ultime strofe metafora e scena naturale si fondono e convivono.

MITI – Miriam Ticci

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