WEN – VITTORIA – Una vittoria per due – Rosalba Nola

Quella mattina di maggio mi ero svegliata male. Il mio sonno era stato alquanto ballerino. Ero stressata, dovevo produrre inutili carte in tempi assai brevi. Per evitare altre facce tese come la mia, non sono passata come sempre dal Corso, per il solito caffè, nel solito bar, troppo vivace per la mia stanchezza diffusa. Ho optato per una camminata lungo l’argine del fiume nel tentativo di ritrovare un po’ di energia, a contatto con la natura. Per fortuna, a quell’ora non c’era nessuno. L’odore fresco e canforato della menta, i fiori gialli delle ninfee con le foglie galleggianti, i trilli di un usignolo migratore mi hanno consolato! Il mio stato d’animo è cambiato. Non mi sentivo riposata, ma ero meno ansiosa, un po’ meno infelice direi. Ho ripreso il mio passo veloce e sono arrivata in orario. 

Quando sono entrata in classe ho percepito un misto di apatia e sfinimento : studenti e studentesse non vedevano l’ora di fuggire da quel contenitore che continuava a imbottirli di informazioni. Basta. Volevano solo ascoltare  la loro musica, immergersi nei loro paesaggi personali, stare con gli amici.

Sapevano però che in quei giorni sarebbero stati valutati. Fremevano di conoscere, in decimi, la misura finale del loro percorso, più o meno accidentato. E non potevano permettersi di deludere le aspettative pressanti dei genitori. Ma io ero pronta ad allentare la tensione, magari con qualche battuta scherzosa. Rifocillata dalla mia incursione nel verde, ho iniziato a parlare, con tono disteso, del tema della sostenibilità in terra di Francia. 

Erano tutti presenti, attenti. Anche Cx, un’adolescente con una bella testa pensante, inquieta, imprevedibile, lunatica. Una collega mi aveva detto che la morte – non accidentale- di una sua coetanea, sotto un treno, l’aveva profondamente scossa. Da giorni, aveva perso la sua verve, chiusa in se stessa. Sedeva sola in fondo all’aula, irraggiugibile, con un’aria cupa che scoraggiava chiunque dall’avvicinarsi. A un certo punto, notando il suo sguardo perso, l’ho interpellata. Le ho chiesto, in francese, quali pratiche quotidiane potessero secondo lei essere una  difesa dell’Ambiente. Mi ha fissato come fossi una zanzara fastidiosa, con una furia assassina negli occhi. Si è alzata di scatto, ha preso una sedia e me l’ha lanciata contro. Poi è uscita sbattendo la porta.

Silenzio. Un un silenzio pesante, saturo, denso di emozioni inespresse: la solidarietà verso una compagna in difficoltà che  voleva solo esser lasciata in pace e lo sconcerto generale sul da farsi. Ho scelto di ignorare il fuoco della sua rabbia. Per non alimentare divisioni : pro o contro di lei, o contro di me, percepita come un ruolo, un’ adulta estranea alla loro loro riserva liquida in continua trasformazione.

Così ho continuato, parlando della bellezza delle piste lungo la Rete Ciclabile del Mediterraneo, arterie con presa diretta verso il mare. Dopo mezzora Cx è rientrata. A testa alta e con passo sicuro, ha raggiunto la sua postazione. Di nuovo silenzio generale. Tutti volevano vedere la mia reazione. 

Mossa da una slancio inatteso, mi sono avvicinata e ho sfiorato il suo viso tirato con una carezza.

“ Profe … mi ha smontato! “ Un sorriso, appena accennato.

Lei ha continuato ad essere se stessa, senza fare sconti. E io uguale. E’ difficile riconoscere, nel momento in cui accadono, la forza di certi eventi. Accellerano movimenti sotterranei che d’un tratto emergono come una coscienza nuova e ci fanno voltare pagina. Tempo fa ho trovato Cx in Rete. Vive a Roma, fa parte di una compagnia di teatro sperimentale.

VITTORIA.  

                                        Rosalba Nola   

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