WEN – VITTORIA – Il Palio della Vittoria – Brunetto Magaldi

È il 29 giugno del 202..

 All’inizio dello stradone che da Sansepolcro porta ad Anghiari, nel luogo stesso dove si consumò la celebre battaglia sono radunati una cinquantina di ragazzi pronti per disputarsi il Palio della Vittoria.

 Si tratta di una corsa podistica nella quale gli ultimi 1440 metri sono in severa salita con pendenze intorno a 13% da percorrere a perdifiato fino a giungere al traguardo posto sulla piazza del “Mercatale” al centro del paese.

Anghiari è un suggestivo borgo toscano che si affaccia sulla parte settentrionale della valle del Tevere.

È famosa per essere stato teatro della battaglia che il il 29 giugno del 1440 vide la vittoria della coalizione guidata dalla Repubblica Fiorentina, contro le truppe milanesi di Filippo Maria Visconti.

È famosa Anghiari anche per il dipinto commissionato dalla Repubblica Fiorentina all’inizio del 1500 a Leonardo da Vinci, dipinto che doveva campeggiare in Palazzo Vecchio su una parete del salone dei Cinquecento,” La battaglia di Anghiari” appunto.

Dipinto che Leonardo non riuscì mai a portare a termine, dopo aver tentato invano con la tecnica dell’encausto di essiccare in tempo i colori, che data la vastità dell’opera, colarono sull’intonaco rovinando quanto via via veniva realizzato.

Dopo svariati tentativi Leonardo rinunciò.

Ci rimangono solo schizzi, copie e disegni di seconda mano che ci mostrano come doveva essere il dipinto.

Tornando sullo stradone, a ricordo della celebre battaglia da una ventina di anni si celebra ad Anghiari il Palio della Vittoria riesumando, una tradizione che risale addirittura all’anno dopo della celebre battaglia.

I concorrenti provengono da varie località della Toscana e anche dell’Umbria.

Non si gareggia per la vittoria del singolo , ma perché il Palio della Vittoria sia assegnato al proprio comune che è rappresentato da una squadra di cinque atleti.

Da un paio di anni partecipa anche una squadra di Milano.

Alcuni degli atleti sono già a torso nudo, altri indossano una maglietta bianca che difficilmente riusciranno a portare intatta al termine della gara.

Infatti i numeri dei concorrenti sono riportati nei calzoncini.

Perché nel Palio della Vittoria tutto, o quasi, è concesso.

Ci si può ostacolare, spintonare, sgambettare, aggrapparsi ai vestiti ed altro pur di riuscire a primeggiare o per evitare la vittoria di un altro paese.

Un po’ come al Palio di Siena.

Al tramonto scocca l’ora del Palio della Vittoria.

Dopo l’annuncio della Sfida il Corteo, aperto dal Sindaco e dal Gonfalone di Anghiari, si dirige alla Cappella della Vittoria dove, alle ore 20.15 lo sparo della bombarda dà il via alla epica sfida fra i corridori, rappresentanti, come si è detto, non se stessi ma i loro Comuni.

I cinque milanesi scattarono subito in testa, ostacolando con le buone o con le cattive i corridori che cercavano di avvantaggiarsi.

Giunti all’inizio del temuto tratto finale ini salita, i milanesi che avevano ostacolato e respinto gli atleti che avevano tentato di avvantaggiarsi, lasciarono partire il loro miglior corridore che iniziò per primo la salita. 

Ma divincolandosi con robusti spintoni dalla marcatura dei milanesi, schizzò all’inseguimento il fiorentino Guido che raggiunse il milanese.

I due procedettero spalla a spalla spintonandosi a vicenda fino all’ultima curva che Guido riuscì a prendere all’interno acquisendo quel minimo vantaggio che gli permise di tagliare per primo il traguardo per la gioia dei toscani che mal avrebbero digerito la vittoria di Milano.

E fu così che ancora una volta Firenze ebbe la meglio su Milano.

Brunetto Magaldi

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