WEN – VITTORIA – Equini – Terza Agnoletti

Il capitano tornava soddisfatto dall’avventura spaziale: aveva raggiunto un pianeta ricco di vegetazione e di vita animale che i terrestri potevano colonizzare liberamente, perché l’unica specie simile agli uomini era formata da poche centinaia di individui pacifici e accoglienti. Aveva un unico dispiacere: portava indietro tre bare. Tre uomini erano caduti in un crepaccio e aveva potuto recuperare i corpi soltanto con l’aiuto dei nativi che in certi settori possedevano una tecnologia superiore a quella terrestre. Costoro formavano un popolo molto intelligente, infatti in pochissimo tempo avevano imparato la sua lingua in modo da comunicare con estrema facilità. C’era una grande differenza con gli umani: non possedevano armi adatte a uccidere. Si difendevano dai grossi carnivori delle foreste con paralizzatori che stordivano a lungo, ma senza danni irreversibili. Insomma aveva scoperto un Eden.

All’arrivo trovò un’accoglienza grandiosa che lo stordì. Si sentì acclamare come un vincitore. Vincitore di che cosa? Non aveva combattuto battaglie. Ma le autorità, nei discorsi di benvenuto, elogiavano la sua abilità di stratega, che aveva inflitto gravi perdite al nemico. Non capiva. Decise di dormirci su e di chiarirsi le idee al risveglio.

Il giorno seguente scoprì che qualcuno del suo equipaggio aveva inviato senza permesso dispacci menzogneri sulla terra. Secondo costui i nativi si sarebbero opposti al loro sbarco e i tre caduti sarebbero caduti in battaglia, ma gli astronauti avrebbero stravinto e avrebbero confinato i nemici in un’unica valle dove sarebbe stato possibile sterminarli, se le autorità ne avessero dato il permesso. E l’opinione pubblica era favorevole a questa soluzione, anche perché, secondo il corrispondente misterioso, non erano umani. Costui aveva notato che sul pianeta non vivevano scimmie, perciò si erano evoluti da altre specie, probabilmente da equini, come facevano supporre la forma del cranio, la faccia allungata e la dentatura.

Queste argomentazioni erano per il capitano come altrettante frustate. Radunò l’equipaggio per capire chi era l’impostore, ma non ci riuscì: erano tutti indignati come lui, in particolare i tre scienziati, un biologo, un botanico e un fisico, che non avevano notato niente di equino negli abitanti. E poi perché le scimmie sono più nobili dei cavalli? C’era chi proponeva di fare la rivoluzione.

Il secondo calmò le acque: aveva sottratto e nascosto tutta la documentazione relativa al volo in modo che andare lassù senza indicazioni non fosse proprio una passeggiata. Avrebbe restituito la documentazione solo dopo che l’impostore fosse stato smentito in tutti i modi e a tutti i livelli.

Fu un lavoro lungo e faticoso. Inizialmente il capitano venne perfino preso in giro, perché voleva rinunciare alla gloria, ma finalmente i veleni si dissiparono e l’opinione pubblica fu favorevole a una collaborazione con i nativi in base al ragionamento che costoro conoscevano l’ambiente, sapevano sfruttarne le risorse ed evitarne i pericoli. Il capitano però non fu soddisfatto finché non si radicò la convinzione che erano esseri senzienti, intelligenti e umani nel loro comportamento.

Umani! Quando questa convinzione prese a circolare fra la gente comune il capitano esclamo: Vittoria!

Aveva vinto i pregiudizi e se non aveva guadagnato nessun riconoscimento per lui non aveva importanza. Sarebbe stato felice di tornare lassù e dare inizio a una collaborazione proficua fra terrestri e nativi.

Vittoria finalmente!

Terza Agnoletti

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