
DACCI OGGI IL NOSTRO GIALLO QUOTIDIANO
Paolo Dapporto è autore, fiorentino, che esprime il meglio della propria capacità narrativa nel racconto di vita vissuta, di vicende, sensazioni ed esperienze personali rivissute e rielaborate in chiave letteraria.
Prima di pubblicare “Asino zoppo si gode la via” aveva quindi realizzato solo opere mainstream, assai apprezzate dalla sua cerchia di lettori, molti dei quali connessi al GSF- Gruppo Scrittori Firenze, l’associazione culturale di cui entrambi facciamo parte.
Di lui ho già letto e commentato “Nel giardino di Emma”, “A guardare il cielo” e “Stelle” ma anche i racconti comparsi nelle antologie “Le immaginate” e i due che usciranno presto nel volume “Psicomondo” che sto curando con Massimo Acciai Baggiani.
Con “Asino zoppo si gode la via” (Edizioni Il Castello, 2022), opera che riprende nel titolo un proverbio siciliano (nei suoi scritti non mancano riferimenti alla cultura popolare del nostro Paese), affronta per la prima volta la via del giallo, creando il personaggio del Commissario D’Amore.
Un autore mainstream, però resta sempre tale, io credo, e anche in queste pagine troviamo personaggi vivi, la cui esistenza familiare ed emotiva mantiene rilievo e spessore, quasi fosse più rilevante del mistero da risolvere.
Il Commissario ha persino una sorta di coscienza “cattiva”, il fantasma di un pregiudicato da lui ingiustamente accusato, che lo perseguita pungendolo dove i sensi di colpa emergono. Un po’ come nei gialli di un altro fiorentino, Alberto Pestelli, la famiglia dell’investigatore dà il suo importante contributo. In questo caso si tratta soprattutto della moglie, che rivela, forse troppo presto per la trama, le vicende locali, connesse alla vittima, di quel paesone alle porte di Firenze che è Sesto Fiorentino, dove la narrazione si svolge.
Romanzo, dunque, che si legge con piacere anche se forse gli amanti del genere avrebbero (immagino ma non sono tra loro) preferito qualche divagazione e qualche anticipazione in meno, ma che qui sono il cuore del romanzo, in cui la trama investigativa appare quasi una scusa per parlare dei protagonisti.

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