
Si tratta, come dichiara lo stesso autore, di una bellissima storia vera, sapientemente narrata. Ambientata nei primi anni ’40, in un paese delle Madonie, in una società contadina in parte ancora arcaica, e poi in Russia, nel corso dei durissimi mesi sul Don vissuti dalla Divisione Julia. La vicenda dell’amore contrastato tra Tore e Rosa ha all’inizio cadenze verghiane e poi si sviluppa con un ritmo che avvince il lettore. Anche il lieto fine non stona affatto, tanto più perché, lo sappiamo, non è favola, ma realtà. Lo stile piano, mai sopra le righe, rende la lettura piacevole, e non stona affatto, in questo contesto, l’uso del dialetto siciliano che, sottolineato nel lessico ma anche in alcune costruzioni sintattiche, rende ancor più reali i personaggi. Anche quelli secondari sono presentati con maestria (indimenticabile la figura Mena, la majàra); gli ambienti, compreso quello della steppa russa, sono delineati nei loro caratteri sia naturali che antropici con grande veridicità.
La prefazione, a cura di un professore di Storia, e la Nota finale, breve report sul “dopo” di Tore e Rosa, si integrano perfettamente alla storia narrata.
A cura di Gianni Marucelli, Responsabile della Sezione Romanzo Self-publishing del Premio letterario La Città sul Ponte 2022 del GSF – Gruppo Scrittori Firenze

Rispondi