Il metallunaggio non riuscì.
L’astronave si schiantò contro la crosta del pianeta e si incendiò.
Il ragazzo, miracolosamente incolume, fu sbalzato fuori e si mise a correre per allontanarsi il più possibile dal luogo dell’impatto.
Si voltò, ansante, a distanza di sicurezza e, con sgomento, realizzò di essere l’unico sopravvissuto.
Continuò a correre finché, scese le tenebre, si trovò in un bosco.
Stremato si sdraiò sotto un albero, e si addormentò come un sasso.
Al risveglio si ritrovò in un lussureggiante giardino, in una verde distesa di fiori con tanti alberi da frutta.
Come mai il ragazzo era finito in quel giardino? Riavvolgiamo il nastro.
Circa un secolo prima, gli astronomi, da indizi e calcoli, avevano ipotizzato la presenza nel nostro sistema solare di un altro pianeta, fino allora sconosciuto.
Doveva essere un pianeta costantemente coperto dalla Luna.
Ne seguiva perfettamente il moto e pertanto risultava invisibile dalla terra.
Se ne aveva avuto conferma a seguito di una missione dell’Apollo XXV che, dopo aver circumnavigato il nostro satellite, ne aveva documentato l’effettiva esistenza.
Il nuovo pianeta, molto più piccolo della Terra, era stato battezzato Metaluna, (cioè dopo la Luna), ma la cosa più stupefacente era che successive esplorazioni, effettuate mediante speciali droni spaziali, vi avevano rivelato presenza di acqua, vegetazioni e una atmosfera simile a quella terrestre.
Un pianeta quindi nel quale era possibile la sopravvivenza di esseri umani.
Nel frattempo Il surriscaldamento del pianeta Terra diventato ormai irreversibile, cresceva in misura esponenziale e aveva completamente disciolto la calotta polare.
Il conseguente innalzamento del livello dei mari aveva ridotto la superficie delle terre emerse che, sempre a causa delle altissime temperature, si erano progressivamente desertificate.
Si era scatenato anche un tragico e lungo conflitto che aveva contrapposto le maggiori potenze mondiali che si erano scambiate numerose testate nucleari portando ovunque morte e distruzione.
La Terra era ormai un pianeta spacciato.
Un gruppo di scienziati ed ingegneri aveva progettato un tipo di astronave con equipaggio, che scavalcata la luna, sarebbe potuto atterrare sulla Metaluna per verificarvi l’effettiva possibilità di vita da parte degli esseri umani.
L’equipaggio, una volta rientrato sulla Terra, avrebbe poi riferito sull’esito della missione.
Dagli astronomi di tutto il mondo erano partite astronavi dirette verso la Metaluna.
Il ragazzo era in una di queste astronavi.
Non è dato sapere quante astronavi avevano centrato l’obiettivo ed erano riuscite a tornate sulla Terra e quante non centrando l’obiettivo si erano perse nello spazio.
Il ragazzo si guardò intorno, non credeva ai suoi occhi alla vista di tanta rigogliosa vegetazione.
Aveva fame, allungò la mano verso uno dei frutti che pendevano dai rami dell’albero sotto cui aveva dormito quando una voce potente lo fermò.
«Ragazzo non cogliere quei frutti. Sono avvelenati. Ti potrebbero fare male»
Non riuscì a percepire da dove provenisse quella voce ma rispose: «Ma io ho fame»
«Ragazzo» riprese la voce «Puoi prendere tutti i frutti che vuoi dagli altri alberi ma non da quello»
In quel momento avvertì la presenza di un’altra persona nel giardino.
Si materializzò una ragazza che gli si avvicinò e gli chiese:
«Da dove vieni?»
«Dalla Terra» rispose «l’astronave si è schiantata e io sono l’unico sopravvissuto»
«Anche io sono l’unica sopravvissuta dallo schianto della mia astronave»
E con noncuranza staccò un frutto dall’albero proibito.
«Noo» urlò il ragazzo «Quei frutti sono avvelenati!»
«Sciocchezze» replicò la ragazza «Senti come è buono» e porse al ragazzo il frutto cui aveva dato un morso.
Lo assaggiò il ragazzo «È vero, è molto buono»
Poi, forse per l’effetto di qualcosa che era in quel frutto i due sentirono una forte reciproca attrazione e si abbracciarono.
«Io mi chiamo Adamo» disse il ragazzo «E tu?»
«Io mi chiamo Eva» rispose lei.
E sulla Metaluna fu l’inizio di una nuova era.

di Brunetto Magaldi

Rispondi