WEN – ACCORDO – Il baratto – Bruno Magaldi

Guido Malinverni, funzionario di una agenzia di assicurazione, coltivava da sempre un hobby, quello della pittura.

Forse era anche un po’ di più di un hobby perché dopo aver riempito di quadri, con il benestare della compagna, le pareti del suo appartamento, un certo talentaccio glielo riconoscevano anche i colleghi che avevano accettato di ospitare le sue opere sulle pareti dei locali dell’agenzia dove lavorava.

Si era cimentato anche in qualche mostra collettiva riscuotendo diversi attestati di stima e riuscendo a vendere anche alcuni quadri.

Ma non erano i soldi che lo interessavano particolarmente.

Gli piaceva dipingere.

E così, ogni tanto, in qualche giorno festivo approfittando del bel tempo e quando la sua compagna era in tutt’altre faccende affaccendata, caricava sulla sua Punto cavalletto tele, pennelli e colori, e andava alla ricerca di un qualche paesaggio che lo ispirasse così per poter passare la mattinata o il pomeriggio a dipingere “en plein air”. 

Quel giorno, era una domenica di fine settembre, quando ancora si risentivano i tepori dell’estate, si era piazzato in campagna davanti ad una casa colonica e aveva cominciato a dipingere.

La casa colonica non era disabitato e, dopo un po’ di tempo, ne uscì il colono che, incuriosito, si avvicinò al pittore.

Questi, dopo qualche cenno di saluto e lo scambio di alcuni convenevoli con i quali comunicò a Guido di essere un coltivatore diretto e di essere contento del suo lavoro, si piazzò poi in silenzio alle spalle di Guido.

Per la verità Guido non gradiva che qualcuno lo osservasse mentre sceglieva i colori sulla tavolozza, li stendeva sulla tela, apportava modifiche, puliva i pennelli ed altro ancora.

Ma non poteva farci niente, era quello che gli capitava tutte le volte quando dipingeva all’aperto.

Ma, normalmente, il non desiderato osservatore dopo un po’ se ne andava.

E in effetti dopo circa una mezzora, con qualche parola di saluto, il contadino rientrò nella sua abitazione.

Dopo circa un’ora però, quando Guido stava ormai dando le ultime sapienti pennellate per completare la sua tela, il contadino si rifece vivo.

«Bello il suo quadro.  Mi piace molto» esordì «C’è la mia casa, ci sono i miei campi e c’è perfino il mio cane Vasco che fa la guardia»

Esitò un attimo il contadino e poi aggiunse «Mi piacerebbe averlo. Me lo può regalare?»  

Alzò gli occhi dalla tela Guido «Ma veramente io i miei quadri normalmente non li regalo, non li posso regalare.  Ogni quadro è una mia creatura, ci ho lavorato con passione e potrei dire anche che ne sono geloso. Solo eccezionalmente, se li vendo, me ne distacco» 

«Ma via, per una volta» insistette il contadino «In fondo rappresenta la mia abitazione, farebbe piacere anche a mia moglie. Lo appenderemo nella sala dove pranziamo»

«E poi» continuò Guido «Non l’ho ancora finito. Lo devo rifinire e stendervi sopra il velo di Damar, la vernice finale per la protezione dei colori e che ne esalta la brillantezza»   

«A me piace così anche se non è del tutto finito»

Rifletté un attimo Guido.

In fondo aveva trovato un ammiratore, qualcuno che apprezzava la sua pittura.

E, seppure a malincuore, un quadro lo poteva anche regalare.

Pensò allora di trovare un accordo e proporre un baratto.

«E va bene» acconsentì Guido firmando la tela«facciamo così. La mia compagna è italo americana ed è solita festeggiare all’americana il giorno del Ringraziamento il Thanksgiving Day. Quel giorno è tradizione pranzare con la carne di tacchino. Allora io le regalo il quadro e lei mi regala un tacchino» 

Scoppio in una grossa risata il contadino.

«Furbo lei!» gli rispose ridendo di cuore «ma lo sa che un tacchino può costare anche cinquanta euro?»    

2 risposte a “WEN – ACCORDO – Il baratto – Bruno Magaldi”

  1. Come sempre Brunetto va dritto al centro del bersaglio: la soggettività nel giudicare e come quest’ultimo muti col mutar del ponto di vista! Acuto senza esser mai saccente o noioso!

  2. “punto”, non “ponto”: il mare non c’entra!

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