
Ho lavorato quasi otto anni per uno scrittore che abitava nel mio paese.
È stato il lavoro migliore della mia vita.
Lui mi ha insegnato ad usare la terminologia giusta nella lingua parlata e in quella scritta, tantissimi nuovi termini ma anche a non fidarmi di nessuno.
Ho lavorato con dedizione, impegno e passione, per un anno alla correzione di lettere che poi sarebbero diventate, tutte insieme, un romanzo epistolare. In una stanza senza riscaldamento, in compagnia di un vecchio gatto, libri antichi e di un computer.
Ho cucinato torte, pizze, organizzato eventi ma la mia principale mansione era quella di catalogare i volumi regalati ed acquistati, aiutare lo scrittore nella redazione di un articolo, di un libro o di un testo e la tenuta di una minima contabilità.
Ho convissuto con le parole e con il sogno di lavorare in una biblioteca di mia proprietà o in una libreria di testi antichi. Non sono laureata ma leggo e scrivo tantissimo, ho superato un suo test molto esigente prima di ottenere questo lavoro. È facile scrivere un un cv “leggo e scrivo” ma poi bisogna dimostrarlo.
Io sono sempre stata una accanita lettrice.
Quando si passano i trent’anni spesso il desiderio di crearsi una famiglia con un figlio diventa una bella prospettiva ed io ho sempre desiderato un bambino dagli occhi azzurri.
Quando ho dichiarato la mia maternità allo scrittore, sono stata licenziata con una email.
Un figlio era un impedimento ad un buon risultato nel lavoro.
Mi è stato detto che una gravidanza non era nell’accordo.
Esisteva un regolare contratto a tempo indeterminato, solo quello.
Sono uscita dalla porta della biblioteca con un accordo inesistente, un licenziamento e tutti i miei lavori nel computer.
Ma la vita mi ha regalato un meraviglioso bambino dagli occhi blu, quasi un anno dopo.

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