WEN – ANGOSCIA – La lingua inglese – Brunetto Magaldi

Flavia, invece di godersi il meritato riposo estivo sulla spiaggia di Rapallo, era precipitata in uno stato di profonda angoscia.

Per la prima volta Paola, la figlia sedicenne, non trascorreva le vacanze con i suoi genitori.

Da più di due settimane, per motivi di studio, si trovava a Londra.

Invece della consueta vacanza al mare, aveva prospettato la necessità di andare a risciacquare il suo inglese nel Tamigi.

Al giorno d’oggi, aveva detto, chi non sa l’inglese e non lo parla fluentemente, è tagliato fuori.

Dopo il liceo voleva iscriversi ad architettura e non ne poteva fare a meno in vista anche della sua futura carriera.

Aveva prospettato pertanto, per il mese di agosto, una full immersion, insieme alla sua amica Lucia, in un prestigioso college londinese.

Il padre Arnaldo che, da uomo che si era fatto tutto da solo, aveva da tempo, installato nel cervello, una calcolatrice, cominciò ad oliarne i meccanismi.

<<E quanto verrebbe a costare questa immersione?>>

<<Abbiamo calcolato, io e Lucia che, fra iscrizione alla scuola, lezioni, viaggio di andata e ritorno, spese di mantenimento per tre settimane si potrebbe andare sulle 6-7 mila sterline>>

<<E a quanti euro corrispondono?>>

<< Più o meno 7 o 8 mila euro>>

La calcolatrice di Arnaldo andò in tilt.

<<Naturalmente>>aggiunse>> ci vorrà anche qualche altra sterlina per gli imprevisti e per qualche diversivo>>

La calcolatrice era ormai inservibile.

Ma per l’unica figlia, per il suo avvenire, (chissà mai che non potesse poi diventare un’acclamata archistar) avere la completa padronanza dell’inglese scritto e parlato era indispensabile e nessun sacrificio era troppo grande.

<<Una ragazza sola, in una città straniera, senza conoscerne la lingua…>>aveva obiettato Flavia.

<<Mamma>> aveva tagliato corto Paola<<Londra non è più la città di Jack lo squartatore. So badare a me stessa. E poi c’è Lucia, ci sono altri amici italiani>>

<<Buoni quelli>>aveva pensato Flavia.

E così Paola, vinte le ultime resistenze, era partita per Londra.    

Flavia avrebbe voluto connettersi ogni giorno con la sua Paoletta che però le aveva chiesto di limitare il numero delle chiamate e tendeva a non prolungarle troppo, asserendo di essere sempre tanto impegnata.

Finché un giorno, era passato da poco ferragosto, Arnaldo e Flavia che stavano prendendo il sole sulla spiaggia si videro apparire improvvisamente davanti la loro Paoletta.

Era tornata un paio di giorni prima di quanto avevano previsto!

E per Flavia poterla riabbracciare, dopo quello che le era sembrato un tempo lunghissimo, fu la fine dell’angosciosa attesa.

La riempirono di domande, se aveva fatto buon viaggio, come si era trovata, se si era divertita, se aveva fatto amicizie e tanto altro.

Paola cercò di sottrarsi alla valanga di domande precisando che la full immersion al quale aveva partecipato durante la permanenza nel prestigioso college, otto ore al giorno per sei giorni alla settimana, aveva lasciato poco tempo per divagazioni e visite turistiche.

Arnaldo poi volle andare al sodo: “Hai trovato profitto dalla tua immersione? Hai ora la piena padronanza della lingua inglese?”

<<Non lo so>> rispose Paola <<per otto ore al giorno, ci hanno bombardato di regole, di sintassi, di grammatica, di letteratura. Alla fine eravamo sfinite, e non potevamo far altro che, dopo la cena, andare al più presto a dormire >>

 Fece una pausa <<Insomma non ci hanno mai accompagnato che so, al ristorante, a fare shopping, a ballare, a confrontarci con le persone comuni in modo di appropriarci del linguaggio in uso nelle situazioni reali>>

<<Ma, non avete fatto amicizia, non vi siete relazionati con gli studenti inglesi del college?>>

<<Papà, gli studenti inglesi in agosto erano tutti in vacanza, in Italia probabilmente. Ci siamo trovate solo con i nostri compagni italiani. E con loro, naturalmente, si parlava sempre in italiano>>

di Brunetto Magaldi

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