WEN – ANTENATI – Tranquillo – Terza Agnoletti

Nacque negli anni 30 dell’800. Gli aneddoti che lo riguardano venivano tramandati in famiglia, poiché nel mondo contadino si conservava con cura affettuosa la memoria del passato e se ne parlava nelle lunghe veglie invernali.

I genitori lo battezzarono Tranquillo, forse come auspicio, forse come speranza, ma non furono buoni profeti.

Sposò Maddalena, detta Lena.

Vissero al Piestro, sulla riva destra dell’Ombrone Pistoiese, alla “Casa”, un podere di proprietà di un barone inglese che aveva sposato una Cini di S. Marcello. Nel 1910 o 12 si trasferirono alla “Casa Nova”, sempre al Piestro. Il nuovo podere apparteneva a un certo signor Bongi, che possedeva una fonderia specializzata nella produzione di campane. Gli dovevano fornire un determinato numero di fascine per avviare il fuoco nei forni.

Nel podere coltivavano parecchia verdura, annacquando le piaggioline. Andavano a vendere la frutta in montagna e Tranquillo faceva anche il trapelante, cioè con i buoi aiutava i cavalli che dovevano trascinare le carrozze sulle salite ripide della montagna. Non faceva onore al suo nome, perché era tutt’altro che tranquillo, a differenza della moglie Lena, di cui perfino le nuore dicevano che era una santa. Tranquillo era spesso in lite con i vicini, ad esempio con un altro contadino che di notte, quando tornava dall’osteria dopo aver fatto il fiasco, tagliava attraverso il suo podere e gli pesticciava l’erba dì una proda. Dopo molte parole, una domenica Tranquillo imbrattò di pozzo nero la siepe che l’amico allargava per passare e gli rovinò i vestiti della domenica. I vicini pensarono al modo di vendicarsi. Invitarono Tranquillo a cena e gli servirono un buon coniglio in umido. Quando ebbe mangiato (era un uomo di grande appetito) tutti cominciarono a miagolare, allora disse: “O che era gatto? Bono! Datemene ancora!” La massaia, poi, buttò via perfino il tegame e il mestolo con cui aveva cucinato.

Già vecchio, continuava a tradire la moglie con un’amante giovane, alla quale portava in regalo polli sottratti al pollaio di casa. Un giorno trovò un rivale che aveva già mangiato il suo pollo arrosto insieme alla donna. Fu la fine della passione, dopo una scarica di pugni dati e ricevuti.

Per Tranquillo mangiare era un problema. È rimasto famoso il suo modo di fare colazione: una pentola di pappa con l’aglio, che preparava da sé la mattina presto. Quella pentola era di coccio, rastremata verso l’alto. La metteva davanti al fuoco con l’acqua e l’olio e appena levava il bollore ci affettava dentro il pane, poi ne mangiava mentre continuava ad affettare. Quindi la vuotava tutta, ed era pronto per andare a lavorare.

Le donne di casa sostenevano che era morto per aver mangiato del pane ancora caldo, appena sfornato. Era andato a trapelo fino alle Piastre, sulla strada che conduce all’Abetone e al ritorno trovò le sue donne che sfornavano. Aveva fame, non volle aspettare che l’infornata si raffreddasse, mangiò mezza forma con un grappolo d’uva, poi andò ad abbattere una quercia con l’accetta. Poiché erano venuti a cercarlo per un altro trapelo, mandarono un nipote a cercarlo. Il ragazzino lo chiamò a lungo, finché non lo sentì rispondere con voce incerta. Lo vide arrivare malfermo sulle gambe che trascinava l’accetta e brontolava: “Accident’a quel topo che non mangiò la ghianda!”  Rimase paralizzato e morì dopo qualche tempo. Aveva circa novant’anni. Era il nonno di mio padre.

di Terza Agnoletti

Note

1) Le piaggioline erano piccoli terrazzamenti.

2) Fare il fiasco significava giocare a carte, in genere a briscola o a scopa, con gli amici. Chi perdeva pagava da bere a tutti. Dopo molte partite molti fiaschi erano stati svuotati ed erano tutti molto allegri.

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