Francia anno 246 a.C.
-Bertrand figlio di Hungar ricordi le parole del Druido? Nessuno degli Edui si deve trovare fuori dopo il tramonto, andiamo o ci puniranno questa volta!- disse disperato l’amico di sempre.
Bertrand, giovane Gallo della tribù degli Edui, aspettò ancora, non voleva perdere la selvaggina. Sulla strada del ritorno, amareggiato, pensava al cervo che stava cacciando e che avrebbe portato cibo e salute alla sua gente, se solo avesse avuto il tempo di seguirne le tracce.

-Ungar ha parlato per te! Tuo padre ha fatto molto per la tribù, Bertrand e sarà grazie a lui che non ti bandirò dalla nostra terra come prevede la legge, ma è la terza volta che la infrangi: sarai punito. Chiederò consiglio al Dio Lugus e al primo sorgere del sole deciderò. – concluse il druido ritirandosi nel tempio.
Due guerrieri affiancarono il giovane Bertrand, a loro, che l’avevano sorpreso in flagranza, fuori dai confini, spettava il compito di sorvegliarlo mentre il grande druido decideva la punizione per quel giovane ribelle, insensibile alle regole.
-Bertrand cosa hai combinato?- chiese la madre al giovane legato al palo al centro dell’accampamento in attesa dell’alba.
-Niente Madre, ho visto un cervo e l’ho seguito: avete bisogno di carne e solo io posso procurarvela- rispose sottovoce il giovane premuroso.
-Ma dicono che sei andato oltre il confine, sai che non si può!- continuò la donna piagnucolando.
-Non è giusto, Madre, mio Padre ha una gamba malata non può andare a caccia, devo farlo io! È il cervo che non rispetta i confini, io seguivo lui.- si giustificò il giovane. Bertrand baciò la madre sotto gli occhi attenti delle sentinelle.
All’alba, il grande druido decretò la severa punizione: due anni di schiavitù presso il ricco Carney nella tribù oltre il fiume, dove avrebbe imparato il rispetto dei confini. Bertrand protestò:
-No!- pregò il Grande Druido di pensare ai tanti fratelli e al padre malato, ma nessuno parlò per lui.
-Quindi gli dei chiedono la morte della mia famiglia!- urlò mentre i guerrieri gli toglievano le armi e la pelliccia dalle spalle sostituendola con un giogo e una catena che legava collo e polsi. Il Druido guardava severo la madre in lacrime e il padre che, triste, accettava la sorte del figlio. “Solo due anni, coraggio!” Riuscì a sussurrargli.
Oltre il fiume Arar la rabbia del giovane aumentò: se gli dei volevano che lasciasse la sua famiglia, avrebbe passato il confine della Gallia, non sarebbe tornato mai più. Il momento propizio arrivò con il buio, quando gli tolsero le catene, gli diedero una pelliccia, un bel pezzo di pane e gli indicarono il sentiero per il valico alpino. Avrebbero raccontato di un attacco di lupi, della sua brutta fine e nessuno l’avrebbe più cercato. Bertrand abbracciò gli amici e si allontanò di corsa: era freddo buio ma lui era forte e ribelle e avrebbe trovato nuova vita oltre il confine.
Tra il popolo dei Cisalpini Bertrand si trovò bene, conobbe le loro usanze e divenne un buon cacciatore, trovò una donna dagli occhi verdi e mise su famiglia. Ebbe tanti figli che si spostarono nella regione fertile, seguendo il corso dei fiumi.
Si dice che ogni 7 generazioni il carattere e le sembianze del capostipite ritorni e, nel tempo, ogni 175 anni nasceva un piccolo ribelle dal carattere focoso. Più di una volta carattere e assomiglianza nacquero in una donna e la stirpe si rivoluzionò come il cognome: i suoi primi discendenti venivano indicati come “i figli di Bertrand”, semplificandolo nel tempo in “di Bertrand” e quando, al seguito di Federico I detto il Barbarossa, il ribelle di turno scese lungo il Po e si fermò con il conquistatore, nel 1155, a Medicina, un agglomerato di capanne nella pianura padana, il processo di modifica si era completato. L’ultimo discendente maschio del gallo ribelle era nato! Dopo 68 generazioni, nel 1924 un giovane, alto e bello come lui, disdegnò il lavoro del padre nei campi e si arruolò guerriero: Giorgio Beltrandi, mio padre.
di Milena Beltrandi

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