WEN – ARIA – Quel profumo nell’aria – Silvia Taccagni

Da quando si era trasferita per frequentare l’università aveva varcato quella soglia molto raramente, di solito solo in occasione delle feste comandate.

Ora però era di nuovo lì. I nonni non c’erano più; si doveva svuotare la casa e poi venderla.

Trovarsi in quel posto senza avere però i nonni intorno le procurava uno strano disagio, un misto tra ansia e inquietudine, come quando si ha la sensazione di aver lasciato il latte sul fuoco, anche se sappiamo bene di non aver fatto colazione a casa.

Dal giorno del suo ritorno, ogni volta che era entrata lì, si era sentita come catapultata indietro nel tempo; in alcuni momenti le era sembrato quasi di sentire riecheggiare nell’aria la voce della nonna che la chiamava per la merenda, come molti anni prima.

Quel Sabato era arrivata piuttosto presto. Dopo essere entrata si era tolta la giacca e poi era salita al piano di sopra.

L’orologio nello studio del nonno scandì le 8,00 e la fece sobbalzare.

Fu allora che sentì quel profumo nell’aria, che proveniva dalla parte opposta del corridoio. Era un profumo che lei già conosceva, che aveva sentito migliaia di altre volte, quello zuccheroso odore di gomma da masticare.

Era il profumo che l’aveva accompagnata per gran parte della sua infanzia, quel profumo che aveva sentito ogni volta che, entrando in quella casa, ne aveva annusato l’aria, il profumo del suo compagno di giochi di un tempo. Quando era piccola avevano passato interi pomeriggi a giocare insieme; poi era cresciuta e si erano persi di vista.

Adesso però frastornata da quell’odore che inebriava l’aria, le sembrò quasi possibile vederlo saltar fuori da un qualche angolo della casa.

Si guardò intorno poi iniziò a percorrere il corridoio sul quale si affacciavano tutte le stanze del primo piano.

Procedeva a fatica, fra un cassettone antico, un eccentrico attaccapanni, un polveroso pouf.

All’altezza della camera dei nonni inciampò nel vecchio baule.

Il profumo era sempre più intenso; l’aria tutta intorno ne era impregnata.

Allora appoggiò un occhio al buco della serratura.

Ma non riusciva a vedere nulla; dentro era tutto buio. Così cercò la chiave giusta nel grande mazzo che aveva con sé, dopodiché la infilò, la girò, afferrò il pomello e tirò.

Un’ondata dall’odore dolcissimo la prese in pieno, saturò l’aria e l’avvolse tutta.

Arricciò il naso, poi guardò con più attenzione e gli occhi le si illuminarono; lui era lì che la guardava fissa. Sembrava sorpreso di vederla, ma ancora più felice.

Lei notò che, nonostante ne fosse passato di tempo, lui non era cambiato per niente.

Anche adesso era bellissimo nel suo abito dai colori vivaci e con quel suo cappello di paglia, tipico di chi per tutta la vita ha lavorato nei campi.

E si commosse per l’emozione di incontrarlo di nuovo.

Poi gli si avvicinò; voleva annusare meglio quell’odore di buono che lo aveva sempre accompagnato e che aveva sempre fatto sentire lei al sicuro; quell’odore che era nell’aria allora e che vi era ancora adesso.

Al contadino fai sapere quant'è ricco il suo podere - la Repubblica

Ora che si erano ritrovati, lei era decisa a portarlo a casa con sé e lui, dall’espressione soddisfatta che aveva, pareva che non aspettasse altro.

Ma quando guardò meglio vide che lui non era solo. Tutto intorno vi erano le mucche, le pecore, il cane pastore e persino il trattore.

Non poteva separare il suo amico contadino da tutto il resto.

Di SIlvia Taccagni

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