
Maggio: l’ulivo mignola e poi lascia
Un brulicar di figli abbandonati
A terra; la terra tutti li accoglie
E li riplasma nel continuo ciclo
Che nuove cose dà nuove creature
E quell’arazzo di stelle vestito
Che l’ulivo ha tessuto sulle zolle
Non è casuale morte né vana:
L’universo è una rete di contatti
All’uomo noti spesso sconosciuti
E l’essere s’intreccia al divenire
Ma quella mignola che ësclusa fu
Mai il palladio frutto diverrà
Né verdeggiante riso dall’ampolla.
Miriam Ticci

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