«Acchiappalo! Acchiappalo!» si gridavano a vicenda Luca e Osvaldo, ma il gatto scappava di qua e di là come un indemoniato. Schizzò sulla faccia di Osvaldo avvinghiandosi con le unghie sfoderate. Osvaldo urlò cercando di afferrarlo ma il gatto era già saltato via.
«Maledetti fiorentini!» imprecò Osvaldo. «Questa gara a chi muore prima di fame, io non la sopporto più.»
«Se fossimo riusciti a prendere quella belva, almeno stasera si cenava.» rispose Luca sconsolato.
I due soldati pisani si rimisero a sedere, fissando le mura di Firenze, come ormai da mesi.
Dopo l’estinzione del grano, del farro e dell’orzo, Firenze si nutriva soprattutto grazie alle risaie del Valdarno e alle alghe che i mercanti portavano dal Tirreno con le loro chiatte fotovoltaiche su per l’Arno.
Quando le risorse di acqua potabile giunsero ai minimi, la città prese a filtrare quella del fiume, trasferendola in parte verso le risaie e in parte verso i serbatoi cittadini.
Questo mise in ginocchio Pisa, che, a valle, contava sulla medesima acqua e ora riceveva solo un rigagnolo melmoso. Fu per questo che ora le sue truppe assediavano Firenze. Erano lì attorno già da agosto del 2123, da oltre un anno, e ora la città aveva esaurito le sue scorte di cibo e acqua, ma anche gli assedianti erano allo stremo, con ranci sempre più poveri per i soldati.
D’un tratto i due commilitoni notarono una certa agitazione nelle truppe più distanti, poi una voce arrivò fino a loro:
«…fiorentini fuggiaschi…»
I due non erano di turno e quindi, non dovendo presidiare nulla, si precipitarono dove stavano accorrendo il resto dei militari. Effettivamente una famiglia di fiorentini era riuscita, fino a quel momento, a superare l’accerchiamento pisano, ma ora i soldati li avevano catturati e i malcapitati, magri come chiodi, si guardavano intorno spauriti, con gli occhi fuori dalle orbite.
«Sono davvero troppo magri,» osservò il Maggiore Rinaldi. «soprattutto i due bambini. Non ci saranno di grande aiuto.»
I soldati guardarono il superiore perplessi. Che cosa intendeva? Visto che erano così magri, avrebbero dovuto liberarli?
Fu Osvaldo a parlare, con il viso ancora rigato dagli artigli del gatto.
«Maggiore, qui noi si muore di fame. Non starei a fare tanti distinguo.»
La sua affermazione fu seguita dal mormorio borbottante di approvazione dei commilitoni. Il Maggiore lo fissò, mentre con la coda degli occhi scrutava l’umore della truppa.
«Va bene. Uno al giorno, però. Facciamoceli durare. Mi raccomando. E non sprecate nulla. Consegnateli ai cucinieri. Ditegli di cucinare per prima la donna.»
La decisione fu accolta da un applauso.
«E vai, stasera bistecca fiorentina!» esclamò Luca, mentre la famiglia veniva trascinata via.

di Carlo Menzinger di Preussenthal – www.menzinger.it

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