WEN – CINEMA -La cinepresa – Brunetto Magaldi

Quando avevo 14 anni mi fu regalata una cinepresa.

La conservo ancora ed era ben lontana dai sofisticati apparecchi di oggi dotati di sonoro, zoom ed altre diavolerie del genere.

Funzionava, a fuoco fisso, con cassette di pellicole in bianco e nero di 8 mm, che venivano inserite in un apposito vano.

Ogni cassetta consentiva una ripresa di circa tre minuti.

Cercando di impratichirmi in tempi e inquadrature, mi sbizzarrii dapprima, filmando qua e là paesaggi, parenti e traffico cittadino.

Poi mi decisi al grande salto provando a realizzare un vero e proprio film.

Mi trovavo, nel paesino in cui trascorrevo parte delle vacanze estive e misi a conoscenza del mio progetto alcuni amici del posto, tutti sui 14 -15 anni, esponendo a grandi linee la trama del film che intendevo realizzare.

La trama, estremamente banale, era incentrata in una specie di caccia al tesoro.

Un documento, trovato per caso in soffitta, attestava la presenza di un forziere sotterrato nei pressi del “Castellaccio”, il diroccato maniero che, dall’alto della collina, sovrastava il paese.

Gettai giù anche una specie di sceneggiatura nella quale, naturalmente, mi riservavo la parte di protagonista e mi concedevo, alla fine, un caloroso abbraccio con la protagonista femminile, la bella ragazzina del posto, che aveva accettato di partecipare (e che mi piaceva molto).

Dopo aver acquistato, nel vicino capoluogo, dieci cassette diedi inizio alle “riprese”.

I compiti di “aiuto regista”, li affidai ad un ragazzino che interveniva quando ero io che dovevo essere inquadrato.

In un paio di giorni avevamo esaurito le cassette e pertanto terminato le riprese.

Mi ero procurato anche una moviola per esaminare il risultato e un attrezzo per assemblare le pellicole.

Dovetti ricorrere a numerosi tagli.

Molte immagini erano sfocate o oscure, riprese con troppa o poca luce, numerose le inquadrature sbagliate o ripetitive, girate con troppa velocità, e altro ancora.

Anche la scena dell’abbraccio non era venuta granché, vuoi perché “l’aiuto regista” aveva sbagliato l’inquadratura, vuoi, soprattutto, perché la ragazzina mi aveva concesso solo un fugace contatto.

Comunque al termine del lavoro di taglia e incolla venne fuori un filmato di circa quindici sedici minuti dei trenta preventivati.

Con un proiettore rimediato da un conoscente, organizzai la “prima “sfruttando la parete bianca di una stanza di casa.

Assistettero alla proiezione il babbo, la mamma e gli improvvisati “attori”.

Naturalmente il filmino era muto e, ogni tanto, fornivo ai presenti le necessarie spiegazioni.

Dopo circa tre minuti di proiezione però, il proiettore si inceppò e la pellicola prese fuoco.

Spensi rapidamente tutto e dopo aver eliminato i fotogrammi bruciati, e rincollata la pellicola, ripresi la proiezione.

Ma il proiettore si inceppò ancora un paio di volte e dovetti intervenire ancora per eliminare altri fotogrammi bruciati.

Alla fine della proiezione, dopo le frasi di circostanza e di incoraggiamento dei miei genitori e aver salutato gli “attori”, rimasto solo riavvolsi sulla bobina generatrice quello che restava della pellicola.

Applicai sulla bobina un’etichetta adesiva con le indicazioni del caso e la riposi in un cassetto.

La “prima”, vuoi per gli incidenti tecnici durante la proiezione, vuoi per l’obiettiva pochezza del contenuto, non era stata certo un successo.

Non ci fu una “seconda”.

E con quel film, a soli quattordici anni, si concluse la mia carriera di Produttore (avevo impegnato tutti i miei pochi risparmi nell’acquisto delle cassette e della moviola), di Sceneggiatore, di Regista e di Attore.  

Brunetto Magaldi

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