WEN – CINEMA – Lo spillone – Milena Beltrandi

Per l’ennesima volta la ragazza cerca di stringersi sulla poltroncina in velluto rosso e concentrarsi sul film che viene trasmesso. Nonostante la sua espressione contrariata l’uomo accanto a lei allunga di nuovo il piede a cercare il suo. La ragazza sospira e, nel buio, sussurra un basta tassativo. Cerca di nuovo di farsi prendere dalla storia che si svolge sul grande lenzuolo bianco, ma per un po’ risente le raccomandazioni della madre che le dice di stare attenta, di non andare da sola al cinema, che quello è il posto ideale per uomini in cerca di prede, di avventure. Perché l’uomo è cacciatore e la donna è preda. Le diceva sempre suo nonno, ma lei è convinta che le cose possono cambiare, che non è un’esplicita dichiarazione di donna poco seria andare al cinema da sola.
La prima visione di questa serata domenicale è dedicata all’ultimo film di Dario Argento: “L’uccello dalle piume di cristallo”, lei, appassionata dei capolavori del regista dell’horror non può mancare. Li ha visti tutti sempre in prima visione e poi il luogo è il Niccolini un cinema storico di Firenze, un ex teatro con quattro file di logge e una ampia platea, talmente bello che le sembra uno spreco declassarlo a cinema; c’è fermento di novità tra i giovani in questi anni settanta, nessuno pensa più di andare a teatro, anzi è visto come un vecchiume da accantonare, almeno per un po’.
Per placare le sue paure, la giovane tiene in mano lo spillone con la testa di madreperla che le ha regalato la sorella, un oggetto carino, multiuso che porta sempre nella borsetta.
Presto le sequenze dal ritmo serrato che scorrono sulla tela, afferrano l’attenzione di tutta la platea e la tensione è alta. Anche il vicino molesto sembra appassionarsi al film, la giovane può dedicarsi alle immagini con interesse; all’improvviso sente una mano sul ginocchio. Il film volge al termine e lei pensava di aver risolto il problema, così sposta l’intruso con decisione, gli dà un’occhiataccia e si ritira per quel che le permette la seduta della poltroncina.
Dopo cinque minuti l’uomo ritorna all’attacco e la tocca a metà della coscia. A quel punto non può più rimandare, deve fare qualcosa. Sta per reagire quando, dall’ultima loggia, si sente un urlo di terrore: è una ragazza che scende urlando. Tutti gli spettatori si bloccano, a bocca aperta, qualcuno trema! L’urlo si tramuta in pianto disperato e svanisce mentre, sullo schermo, alle spalle di un uomo che cammina nella penombra di una casa abbandonata, luccica un coltello. La tensione sale, il molestatore approfitta dell’attimo di confusione per spostare la sua mano ancora più su e, mentre nella pellicola il coltello si abbatte silenzioso su Sam, il protagonista vittima designata del film, la ragazza affonda la punta dello spillone nella carne grassoccia che persiste sulla sua coscia.
L’azione segue il film: l’uomo colpito all’improvviso ha uno scatto, sorpreso ritira la mano che tiene stretta a sé per calmarne il dolore e si dilegua, come l’assassino che, colpito a tradimento, si nasconde nell’ombra in un attimo e quando entra in scena il commissario, gli spettatori si bloccano, qualcuno spegne la sigaretta, altri aspettano tesi come se dai loro movimenti dipendesse la soluzione dell’enigma. Lei, la ragazza, si sente tranquilla, sorride, sa che il commissario arriverà in tempo e, come ha fatto lei con il suo spillone, riuscirà a dominare gli eventi.

Milena Beltrandi

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