WEN – CONIUGI – Vicolo Sahand – Manna Parsì

   Il vicoloSahand non era una stradina come tante altre. Era l’identità dei suoi abitanti. Aveva l’odore della sua gente e delle sue case, delle macchine parcheggiate e dei suoi venditori ambulanti. Le finestre delle case erano gli occhi del vicolo e le porte la bocca. Si conoscevano tutti tra di loro e ogni volta che arrivava un nuovo vicino gli veniva affibbiato un soprannome; il piccoletto, l’occhialuta, la parrucchiera, l’impicciona, il cieco che non era affatto cieco ma lo chiamavano così per come camminava, ecc. C’era anche un medico nel vicolo e ogni pomeriggio visitava i vicini per la maggior parte gratuitamente. A volte qualcuno di buon cuore gli regalava una torta fatta in casa oppure una pianta che lui regolarmente coltivava nel suo giardino. Poi c’erano i bambini, l’anima del vicolo. Sfrecciavano con le biciclette tra gli abitanti e le macchine, facevano balzare la palla da un giardino all’altro con i vicini che seccati li rimproveravano.

Insomma, la quotidianità era collettiva e complice.    

   Nel vicolo Sahand abitavano anche tre coppie. Le mogli erano casalinghe e passavano tutte le mattine a fare faccende di casa. I pomeriggi si affacciavano dai muretti divisori che separavano i loro giardini per fare due chiacchiere e scambiarsi le nuove del viottolo.

Tara era la più grande. Aveva due bambine e il marito era direttore di banca. Era convinta che lui non l’amasse, che avesse qualcuna altra e ciò la rendeva vulnerabile, malinconica e malaticcia. Tara era sempre dal medico del vicolo per curarsi continui male di testa.

Mahi aveva due figli maschi, il marito era esattore di tasse. Era una brava cuoca e dalla sua cucina uscivano solo profumi di piatti deliziosi. Ogni giorno il marito portava gli amici e i conoscenti ad  assaggiare le pietanze preparate dalla moglie, accompagnate da un buon vino e da una fumata di narghilè con l’oppio ricevuto dalla gente amica. A casa di Mahi arrivavano anche scatoloni di regali costosi di clienti come ringraziamento dei favori ricevuti. Ma il marito tanto amico di tutti aveva una cattiva abitudine, riempiva di botte Mahi quando era ubriaco.

Lea era venuta ad abitare nel vicolo quando era in attesa del primo genito. Aveva studiato Arte a Parigi dove aveva conosciuto il marito. Lui era ingegnere petrolchimico e lavorava in una raffineria nel sud del paese. Lea fece subito amicizia con Tara e Mahi.

A Lea la vita da casalinga stava stretta. Avendo una laurea le sarebbe piaciuto lavorare in una galleria d’arte e condurre una vita indipendente.

Nessuna di loro parlava delle proprie angosce interiori, perché prevalevano le convenzioni sociali e le donne dicevano sotto voce: “Le cose stanno così da sempre”.    

    Passarono gli anni. Arrivò l’ondata devastante della rivoluzione e si affermò la Repubblica Islamica. Le case con i giardini furono buttate giù e al loro posto costruirono palazzoni che nascondevano gli abitanti dietro le finestrine e le porte sempre chiuse. Non si vedevano più i bambini in bicicletta, i venditori ambulanti, ma solo una fila di macchine parcheggiate e tanto silenzio. I tumulti avevano cambiato le abitudine e la quotidianità della gente.

   Anche la vita delle tre donne mutò. Dopo la rivoluzione il marito di Mahi venne arrestato per corruzione e fu giustiziato. Mahi dovette scappare con i figli e nessuno seppe più di loro. Tara con la famiglia si trasferì in un altro quartiere di Teheran a causa delle continue scaramucce dei rivoluzionari. La donna ormai anziana accudisce il marito infermo. E’ convinta che la sua vita sia stata sprecata dietro un uomo che non l’ha mai amata e lei ha dovuto sacrificarsi per amore delle figlie. Lea si separò dal marito durante la rivoluzione e subito dopo partì per la Francia. Dovette rinunciare ai figli perché in caso di divorzio secondo la legge islamica la custodia dei figli spetta al padre. Divenuti maggiorenni i figli hanno raggiunto la madre in Francia e Lea finalmente è felice.

   Il vicolo è ancora lì, svuotato dai suoi vecchi abitanti e i loro segreti. Sono arrivati nuovi vicini anche loro con i ‘non detti’ che però si vedono di rado e sono sprofondati in un silenzio imposto dalla mutata realtà.     

di Manna Parsì        

Una risposta a “WEN – CONIUGI – Vicolo Sahand – Manna Parsì”

  1. Ho letto con interesse questo racconto e spero che Manna continui ancora a regalarci storie di un mondo lontano e diverso, ma a tratti anche simile al nostro; grazie Manna!

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