WEN – DANZA – Stelle danzanti – Adriano Muzzi

“Per quanto mi riguarda, nulla so con certezza. Ma la vista delle stelle mi fa sognare.”

(Vincent Van Gogh)

Ogni mille anni, l’antica civiltà di Lyra attendeva la danza di Altira e Bellath, stelle binarie che orbitavano al ritmo di un’attrazione instancabile e misteriosa. La leggenda diceva che quando i loro passi cosmici si allineavano, portavano saggezza a chiunque assistesse a loro spettacolo. Antiche storie che si perdevano nella notte dei tempi e con loro si erano perse anche le tracce su qualsiasi tipo di fonte.

Gli occhi di un’intera galassia erano puntati verso il sistema binario cangiante. Una navetta di studiosi provenienti dalla costellazione della Lyra si avvicinò al punto d’incontro, i loro strumenti registravano ogni dato, ansiosi di catturare l’essenza del fenomeno. Per gli scienziati sarebbe stato uno spettacolo imperdibile e denso di nuove informazioni sul funzionamento dell’universo. Nessuno con un minimo di curiosità poteva rimanere indifferente.

“Le stelle si stanno avvicinando più del previsto,” osservò Kael, il giovane fisico a capo della missione. L’equipaggio, ammaliato, guardava i due astri intrecciarsi, simili a danzatori in un passo sempre più stretto. I due corpi si stavano avvinghiando in un abbraccio vorticante.

Ma c’era qualcosa di insolito, un’anomalia appena rilevabile.

Bellath, la stella più scura, sembrava trascinata verso Altira con una forza crescente. I calcoli di Kael evidenziarono un fattore estraneo: una terza entità, invisibile agli strumenti tradizionali, alterava la danza. Era una “stella nera”, un corpo teorico ipotizzato nei testi antichi della Lyra ma mai confermato. Doveva avere una massa e una densità notevole; non potevano vederla ma potevano rilevarne gli effetti gravitazionali.

“Potrebbe essere la stella nera!” esclamò Kael, incredulo. Gli antichi testi profetizzavano che il risveglio della stella nera sarebbe coinciso con un cambiamento epocale per tutta la galassia.

Il team di scienziati era combattuto: osservare la fine della danza o tentare di salvare il sistema stellare? Ma sarebbero riusciti a modificare un evento di tale portata? Avevano una tecnologia altamente evoluta, ma si stava parlando di fenomeni su scala gigantesca.

Dopo un acceso dibattito, decisero di rispettare l’equilibrio naturale, lasciando che le stelle seguissero il loro corso.

L’equipaggio osservò in silenzio, mentre Altira e Bellath si avvicinavano all’inevitabile collisione.

Quando le due stelle si fusero in un’esplosione di luce, un’ondata di energia inaspettata investì la navetta, attraversando i sistemi di bordo e le menti dell’equipaggio. In un istante, ognuno di loro vide frammenti di una civiltà perduta, immagini di templi e città sotto cieli rossi, come se quell’energia fosse il messaggio di un popolo dimenticato.

Erano pronti alla fine, all’annientamento totale, ma…

… improvvisamente il bagliore svanì, lasciando il vuoto. L’equipaggio, scosso e attonito, tentò di elaborare ciò che aveva visto, ma non c’erano spiegazioni scientifiche. Kael, colto da un’intuizione improvvisa, comprese qualcosa: Altira e Bellath non erano solo corpi celesti, ma forse esseri di pura energia, legati in una danza ciclica di nascita e morte per tramandare la memoria della loro civiltà. L’idea assurda per uno scienziato fece breccia nel suo cervello come un’accetta che pian piano taglia un immenso albero secolare.

E loro, i liryani, erano stati i nuovi custodi di quel ricordo.

Con la sorpresa negli occhi, Kael sussurrò: “Siamo solo testimoni… e messaggeri.”

“Il messaggio era per noi.”

Adriano Muzzi

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