
Gavino Sanna, nato in un paesino vicino ad Orgosolo, aveva frequentato, con scarso profitto, la scuola elementare.
Poiché dopo gli anni di scuola sapeva a mala pena leggere, scrivere e, proprio in assoluto caso di necessità, far di conto (non troppo complicato però), i genitori, all’età di dodici anni pensarono bene di farlo assumere come pastore da un possidente della zona.
E così, fino ai sedici anni, la sua vita trascorse a contatto stretto con le greggi e con gli occasionali incontri con gli altri pastori.
Fra i pastori che frequentavano i pascoli del Gennargentu c’era anche una “pastora”, Estella si chiamava ed una notte, complice la luna piena, il cielo stellato, l’acre odore dell’erba appena tagliata, Estella e Gavino si trovarono abbracciati e consumarono il loro primo atto d’amore.
Sapeva Gavino come nascono gli agnellini e, per analogia, anche come nascono i bambini.
E così non si stupì poi tanto quando, dopo circa nove mesi Estella lo venne a trovare stringendo fra le braccia un piccolo esserino e gli disse: «Questo è Efisio, è figlio tuo, il frutto di quella notte che abbiamo passato insieme l’estate scorsa.»
Proseguì «Non deve essere un bimbo senza padre. Devi andare in paese e denunciarne la nascita e riconoscerlo come tuo figlio»
Non fece obiezioni Gavino, era contento di essere diventato padre, solo si trovava a disagio con le pratiche burocratiche che avrebbe dovuto affrontare.
Ma Estella fu irremovibile
Era moltissimo tempo che non rientrava in paese che gli sembrò tanto cambiato, e non aveva mai saputo dove fossero gli uffici comunali.
Sbagliò più volte ma, finalmente, grazie all’indicazione di qualche passante riuscì a trovarli.
Entrato attraverso il maestoso portone si trovò di fronte al portiere che in divisa gallonata, con aria di superiorità gli chiese che cosa doveva fare.
«Devo fare une denuncia» rispose timidamente Gavino «È perché …»
Il portiere non lo lasciò finire la frase
«Questo è il Comune buon uomo» lo apostrofò con supponenza «le denunce si fanno ai carabinieri. Ha sbagliato indirizzo».
Gavino cercò allora di farsi spiegare dove avrebbe potuto trovare i carabinieri e il portiere, con un sussulto di benevolenza gli spiegò, a grandi linee, come avrebbe potuto trovare la stazione dei carabinieri.
Dopo aver cercato di seguirne le indicazioni. riuscì finalmente a trovare la caserma dei carabinieri che si trovava ai margini del paese, in un vecchio caseggiato al termine di una via che portava in aperta campagna.
Sostò un attimo prima di entrare, i carabinieri avevano sempre suscitano un certo timore sia ai membri della sua famiglia, sia alla ristretta cerchia dei pastori che frequentava
Entrò cautamente e subito il carabiniere sulla portai lo apostrofò severamente;
«Desidera?»
«Mi hanno detto di venire qui» ripose timidamente Gavino «per fare una denuncia»
Il carabiniere considerò da capo ai piedi Gavino, palesemente in imbarazzo nel suo vestito della domenica, e concesse;
«Sì è qui» disse indicandogli una seggiola «Si accomodi».
Poi aperto un registro chiese: «Nome e cognome>>
«Di chi?»
«il suo, nome cognome, luogo e data di nascita, residenza.»
Gavino, sempre in grande imbarazzo, riuscì a dire nome e cognome, sbagliò un paio di volte per quel che riguarda la sua data di nascita, tanto che il carabiniere pretese di vedere la carta di identità che Gavino, con difficoltà estrasse da una tasca della giacchetta.
Finite le formalità, registrate correttamente, il carabiniere disse: «E ora veniamo alla denuncia. Chi deve denunciare?»
«Devo denunciare mio figlio Efisio» rispose Gavino
«Suo figlio eh … e cosa ha fatto Efisio?»
«Niente, poverino>>rispose Gavino «è nato!»

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