
Il primo a sospettare qualcosa fu il signor Neri, amministratore del condominio Aurora n°176.
Ogni sera, alle ventuno e tredici, perdeva sette minuti.
Non nel senso che li sprecasse. Quello gli accadeva già durante le riunioni condominiali e le serate passate in coma sul divano davanti a programmi tv demenziali che cannibalizzavano il suo cervello. I sette minuti sparivano davvero. Alle ventuno e dodici stava lavando i piatti; un istante dopo erano le ventuno e venti e teneva in mano una tazza asciutta.
Controllò l’orologio, il telefono, il forno. Tutti d’accordo.
Il fenomeno colpiva anche gli altri inquilini, ma nessuno sembrava turbato quanto lui.
«Sette minuti?» disse la signora Bassi. «Magari me ne sparissero settanta, soprattutto il lunedì.»
«Lei ha proprio tempo da perdere!» gli rispose il dottor Lenzi accennando un sorriso.
Solo il nuovo vicino del terzo piano non perdeva mai tempo. Il signor Zx’lar, cittadino di Proxima Centauri b, residente regolare, integrato nella comunità, pagava puntualmente le spese e differenziava i rifiuti meglio di tutti.
Neri lo sorprese una sera in garage. Zx’lar era davanti a un piccolo apparecchio luminoso collegato a dei contatori con cifre bislacche.
«Che cos’è?»
«Un accumulatore cronologico.»
«Sta rubando il nostro tempo?»
L’alieno inclinò le tre palpebre.
«Rubando è un termine emotivo. Io effettuo un prelievo.»
Il giorno dopo Neri andò al commissariato.
«Vorrei denunciare un furto.»
«Di cosa?»
«Di tempo.»
«Eh!?»
L’agente smise di digitare.
«Quanto?»
«Sette minuti al giorno.»
«Ha testimoni?»
«Tutto il condominio.»
«Hanno visto il fatto?»
«No. Anche loro perdono i sette minuti.»
L’agente sospirò.
«Quindi nessuno ha visto nulla.»
Zx’lar fu convocato. Arrivò con un interprete e una cartellina.
«Conferma il prelievo?» chiese il commissario.
«Certamente.»
«Allora è fatta.»
«Non esattamente.»
L’alieno mostrò un’autorizzazione del Consorzio Interplanetario per le Risorse Inutilizzate; 500 pagine scritte in linguaggio alieno.
«La normativa consente il recupero di tempo abbandonato, purché inferiore alla quota che la specie interessata disperde volontariamente.»
«E come dimostra che noi lo disperdiamo?» domandò Neri.
Zx’lar aprì un grafico.
«In media, ogni terrestre cede ogni giorno cinquantadue minuti alla pubblicità, novantuno sui social network, trentotto a conversazioni che non desidera sostenere e centodiciassette a riunioni prive di decisioni. Ed è una stima per difetto.»
Il commissario si schiarì la voce.
«Le riunioni non sono sempre inutili.»
«Questa convocazione dura da due ore e non ha ancora prodotto un verbale.»
L’agente abbassò lo sguardo.
La denuncia fu archiviata. Mancavano gli estremi del reato e, soprattutto, risultava impossibile dimostrare che un bene sistematicamente sprecato avesse ancora un proprietario.
Quando Zx’lar uscì dal commissariato era sera. Neri lo aspettava sul marciapiede da sette ore.
«Non se la prenda», disse l’alieno. «Io almeno i suoi minuti li uso.»
«Per fare cosa?»
L’alieno indicò il cielo.
«Per tornare a casa.»
Neri lo guardò allontanarsi.
Il mattino dopo presentò una nuova denuncia.
Alla voce “reato” scrisse: abbandono di tempo.
Alla voce “responsabile” scrisse: umanità.
La pratica venne respinta.
Mancava un indirizzo valido per la notifica.
Adriano Muzi

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