Arrivai quando la notte, priva di luna e stelle, era già scesa sull’isola. Nella penombra di minuscoli fari mi avviai verso Summerland Beach. Volevo assistere alla marcia serale dei pinguini più piccoli al mondo.
Pioveva. La temperatura era bassa. Il cielo nero, prometteva burrasca, non invogliava a restare.
Forse sarebbe meglio andare a bere qualcosa di caldo.
Ghiaia e foglie scricchiolavano a ogni passo. Attraversavo il viale in silenzio con la sensazione di trovarmi in un luogo sacro. Ogni tanto gettavo lo sguardo alle aiuole. Erano vuote e senza barriere. Intravedevo nascosti nella roccia dei pinguini appena nati. Fra poco li avrebbero raggiunti i genitori, esausti.
In spiaggia, lontano dalla battigia, mi sistemai su una panchina alta diversi metri. La luce dei lampioni inondava il mare, illuminava piccole macchie indistinte che si agitavano verso la riva.
Un mormorio solenne serpeggiò fra i presenti. L’atmosfera, pregna di mistero, m’indusse ad attendere una specie di miracolo.
Ed ecco nell’oceano esprimersi la maestosità del creato, la potenza dell’universo. I pinguini, allineati, componevano nel mare una piramide perfetta di minuscoli punti bianchi in movimento. A mano a mano che procedevano la piramide diventava più nitida. I pinguini, eleganti nel frac nero sopra la camicia bianca, procedevano a piccoli passi di danza.
Ero in estasi. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle onde.
I pinguini non avevano ancora raggiunto la spiaggia quando alcuni di loro, forse per la fretta di nutrire i piccoli, persero il ritmo e scompigliarono la piramide.
I capo-squadra, con voce rauca e con robusti movimenti del corpo, intimarono gli indisciplinati a ritornare al proprio posto e a riprendere il giusto passo.
La piramide era di nuovo perfetta. Terminò la marcia sulla battigia.
All’ordine dei capo-squadra i pinguini sciolsero le righe e si dispersero.
Era stato tutto vero o una visione che ingannava i sensi?
Non sentivo il freddo, la pioggia mi scivolava addosso.
Insieme ai pinguini barcollanti e stanchi raggiunsi le grotte dove li attendevano i neonati. Ed ecco un nuovo incanto. la meraviglia struggente di quegli animali che dal gozzo rigurgitavano i pesci nelle bocche dei piccoli.
Ero in estasi per la perfezione nella natura.
Ero in estasi per la forza dell’amore.
Era estasi il nodo che avevo in gola.

di Antonietta Toso

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